LATINA POTREBBE OSPITARE UNA NUOVA CENTRALE NUCLEARE

25/02/2009 di

«Il ministro Scajola ha detto ieri che i siti delle nuove centrali nucleari verranno scelti direttamente dalle imprese e che tra le aree candidate ci sono quelle che già ospitavano impianti atomici: è la conferma che se in Italia si costruiranno davvero nuove centrali, queste sorgeranno a Trino, a Caorso, a Latina, sul Garigliano». Ad affermarlo in una nota è l’esponente del Pd e capogruppo in Commissione Ambiente, Roberto Della Seta. 


Nel giugno dello scorso anno, continua, «Scajola annunciò la costituzione di un comitato di saggi che avrebbe dovuto avviare il confronto con le popolazioni e gli enti locali, oggi evidentemente ha cambiato idea, visto che appalta all’Enel la localizzazione dei siti e prevede, nel disegno di legge sul nucleare in discussione al Senato, che le centrali potranno essere localizzate anche contro la volontà delle regioni destinate ad ospitarle». Per Della Seta, «sono affermazioni gravi, e affermazioni che dimostrano che se nucleare sarà, gli impianti alla fine sorgeranno nei siti delle vecchie centrali, cioè a Trino Vercellese, Corso, Latina e Sessa Aurunca». Per Della Seta, questa prospettiva è tanto più grave nel caso di Trino Vercellese: «A poca distanza da Trino c’è Saluggia, dove è stoccato il 75% delle scorie liquide nazionali. Si tratta di un sito allocato in un’area alluvionale del fiume Dora Baltea, in una zona densamente popolata e in prossimità del principale comprensorio industriale della Provincia di Vercelli, sovrastante la falda dell’Acquedotto del Monferrato che serve circa 300.000 cittadini». La Commissione Via nazionale, conclude Della Seta, «ha già stabilito che Saluggia non è adatta a stoccare in via definitiva le scorie nucleari, ma se a Trino risorgerà la centrale questo rischio diventa quasi una certezza».

I siti. il ministro Scajola in un’intervista a Repubblica dice che «non ci saranno imposizioni dirigistiche da parte dello Stato», ma «il governo fisserà i criteri e le imprese sceglieranno i siti su cui costruire i nuovi impianti». In pista anche i vecchi siti: «Ricordo che quando ci fu il referendum del 1987 nei territori dove le centrali erano in costruzione vinsero i sì», spiega oggi Scajola Panorama del giorno su Canale5.

La prima pietra entro il 2013. Il Governo punta a posare la «prima pietra di un gruppo di centrali» nucleari entro il termine della legislatura, nel 2013 spiega Scajola. La strategia dell’Italia, ha spiegato Scajola, è quella di perseguire gli obiettivi europei al 2020 arrivando ad un mix energetico più equilibrato (25% rinnovabili, 25% nucleare e 50% fossile) e riducendo la dipendenza del Paese dalle forniture di gas di Russia e Algeria: «Venticinque per cento di nucleare – ha chiarito – significa 8 unità di centrali nucleari. Ieri Enel e Edf hanno firmato un memorandum of understanding per 4 centrali in italia, ora c’è spazio per altri impianti».


L’accordo. A 22 anni dal referendum che disse «no» al nucleare, l’Italia ritorna in campo dopo la firma dell’accordo Italia-Francia. Enel e Edf si impegnano a «sviluppare, costruire e far entrare in esercizio» in Italia «almeno 4» centrali nucleari di terza generazione avanzata del tipo Epr (European pressurized water reactor) e di rendere la prima unità italiana operativa non oltre il 2020. Le centrali Epr sono impianti che appartengono alla classe dei reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata. Mentre i reattori di seconda generazione resteranno attivi nel mondo fino al 2065, i primi impianti Epr si stanno costruendo in Finlandia Olkiluoto), in Francia (Flamanville, con la partecipazione dell’Enel) e in CIna (Taishan).

Le centrali Epr sono reattori a fissione in cui il nocciolo viene refrigerato utilizzando acqua naturale o leggera (per distinguerla dall’acqua pesante). Una delle loro principali caratteristiche è la maggiore sicurezza rispetto alle altre centrali della stessa classe. I reattori Epr prevedono infatti più sistemi di protezione: quattro sistemi indipendenti di refrigerazione d’emergenza (ognuno capace da solo di refrigerare il nocciolo del reattore dopo lo spegnimento); contenimento metallico attorno al reattore; contenitore e area di raffreddamento passivo del materiale fuso; doppia parete esterna in calcestruzzo armato spessa 2,6 metri e progettata per resistere all’impatto diretto di un grosso aereo di linea. Dal punto di vista delle scorie, invece, queste centrali non offrono particolari novità, se non la possibilità di processare le scorie in modo da separare le più pericolose, riducendo il volume complessivo. Più lontani nel tempo sono invece le centrali di quarta generazione, che secondo gli esperti potranno diventare una realtà solo fra il 2030 e il 2040.

«Quando sarà completato l’iter legislativo e tecnico in corso per il ritorno del nucleare in Italia – si legge nella nota dell’accordo – Enel ed Edf si impegnano a sviluppare, costruire e far entrare in esercizio almeno 4 unità di generazione, avendo come riferimento la tecnologia Epr (European Pressurized water Reactor), il cui primo impianto è in costruzione a Flamanville in Normandia e che vede la partecipazione di Enel con una quota del 12,5%. L’obiettivo è di rendere la prima unità italiana operativa sul piano commerciale non oltre il 2020».

Enel estenderà poi la propria partecipazione al programma nucleare in Francia, con la realizzazione di altre cinque centrali, a partire dal reattore di Penly recentemente autorizzato. «Enel ha espresso la volontà di partecipare all’estensione del precedente accordo sul nucleare a suo tempo raggiunto con Edf per la realizzazione in Francia di altri 5 reattori Epr, a partire da quello che recentemente il Governo francese ha autorizzato nella località di Penly», recita il testo dell’accordo.
 

Nel 1987 il referendum contro il nucleare. Ventidue anni fa gli italiani dissero no al nucleare con un referendum abrogativo che, di fatto, denuclearizzò l’Italia. Circa tre quarti dei votanti votarono si all’abrogazione attraverso tre quesiti. Si votò l’otto e nove novembre 1987 per tre quesiti sull’atomo (in tutto il Referendum ne prevedeva cinque, gli altri due erano sulla giustizia) che sancirono l’abbandono del nucleare come forma di approvvigionamento energetico. Chiusero così le quattro centrali: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina, Garigliano (Caserta). E la fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro (Viterbo). In attuazione del Referendum, nel 1988 il governo italiano, in sede di approvazione del nuovo «Piano energetico nazionale», deliberò la moratoria del nucleare da fissione quale fonte energetica, ponendo il problema della messa in sicurezza.  Il primo quesito riguardava l’abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari: in 20.984.110 di italiani (80,6%) risposero favorevolmente, 5.059.819 (19,4%) i contrari con 45.869.897 di elettori (votanti 29.862.376, pari al 65,1%). Il secondo quesito era sull’abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari: i sì furono 20.618.624 (79,7%), i contrari 5.247.887 (20,3%) per 29.871.570 votanti (65,1%). Il terzo quesito era sull’abolizione della partecipazione dell’Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all’estero: in 18.795.852 risposero in modo favorevole (71,9%), 7.361.666 (28,1%) i contrari per un totale di 29.855.604 votanti.

 

  1. l’italia ha chiuso le centrali sull’onda di una paura dopo chernobyl…come al solito le scelte fatte in base alla emotivit

  2. tutti dicono NO, dove si faranno????

    QUATTRO REGIONI, NON SUL NOSTRO TERRITORIO
    PUGLIA, PIEMONTE, LAZIO E ALTO ADIGE, SCELTA SBAGLIATA (ANSA) – ROMA, 25 FEB – Centrali Nucleari? Non nelle nostre regioni. La netta presa di posizione, all’indomani dell’accordo Italia-Francia sulla costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese,

  3. lasciamo stare gli studi epidemiologici…va a finire poi come le antenne del vaticano a nord di roma per il magnetismo…si

  4. gli effetti della tua preistoria si vedono oggi caro alceste…ad oltre 20 anni di distanza..inutile spiegarti come il disastro si sia radicato nel midollo di molte persone e abbia sviluppato nel tempo i diversi tipi di cancro che ne conseguono…la fusione di un nucle pu

  5. …e gli “avventori” del padiglione porfiri aumenteranno! consiglio a tutti voi di fare una passeggiata al reparto oncologico del nostro ospedale:

  6. Come vogliono fare delle centrali nucleari in italia se in tutta Italia non ce una regione che e sicura per che tutta l Italia e a rischio sissmico sia x le centrali nucleari che x i depositi delle scorie Nucleari e Radio Attive

  7. Si… se fosse fatto con l’indea di farci spendere meno o abbasssare le tasse e se fosse fatto ADEGUATAMENTE..

    NO.. dal momento che siamo in italia.. i costi per la corrente elettrica sulle famiglie resterebbero invariati (risparmierebbe solo lo stato a fare tali centrali) e

    nucleare NO … anche perche’ in italia si sa bene come vengono fatte le cose e sicuramente fra materiali scadenti, gente incompetente e probabile “scomparsa” delle scorie smaltite cio’ vorrebbe dire seri rischi per i siti dove queste centrali verranno costruite