Appalti truccati, arrestato il sindaco di Sperlonga Armando Cusani e altre 9 persone

16/01/2017 di

Blitz dei carabinieri a Sperlonga dove è stato arrestato il sindaco Armando Cusani, già presidente della Provincia di Latina. In tutto sono 10 le persone arrestate (4 in carcere e 6 ai domiciliari), compreso Cusani, esponente di spicco di Forza Italia. L’ipotesi è quella di appalti pilotati, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti.

I NOMI DEGLI ARRESTATI. In carcere sono finiti Armando Cusani, 53 anni; Mauro Ferrazzano, 46 anni, imprenditore di Nettuno; Isidoro Masi, 56 anni, di Maenza, funzionario della Provincia e responsabile dell’ufficio tecnico di Sperlonga; Nicola Volpe, 46 anni di Priverno, consigliere comunale di Prossedi.

Agli arresti domiciliari: Antonio Avellino, 47 anni, di Napoli, dipendente di una ditta di Nettuno; Alessandra Bianchi, 58 anni, architetto; Domenico D’Achille, 60 anni, responsabile del settore Lavori Pubblici del Comune di Priverno; Andrea Fabrizio, imprenditore di 48 anni di Fondi; Gian Pietro De Biaggio, 52 anni, di Latina, responsabile ufficio tecnico del Comune di Prossedi e funzionario del Comune di Cisterna; Massimo Pacini, romano, 54 anni, ex responsabile Ufficio tecnico del Comune di Sperlonga, oggi del settore Ambiente.

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I nomi degli altri indagati a piede libero. Le indagini coinvolgono anche altre persone con ruoli considerati minori: Aldo Erasmo Chinappi, 77 anni, di Sperlonga, suocero di Armando Cusani; Americo Iacovacci 38 anni di Latina; Pietro Ruggieri, 68 anni di Formia, Pietro De Santis, 56 anni di Priverno, Giancarlo Parente, 51 anni di Veroli, Vincenzo Punzo, 56 anni di Napoli, Oscar Costantini, 31 anni di Artena, Gianni Papa 46 anni di Itri, Giuseppe Benedetti, 59 anni di Nettuno, Graziano Papa, 46 anni di Formia, Mario Simoni, 58 anni di Artena; Rosanna Altobelli 56 anni di Terracina; Rocco Marconi, 59 anni di Priverno; Angelo Maria Frasca, 62 anni, di Priverno; Roberto Marsella, 35 anni di Fondi; Angelo Mingarelli, 52 anni di Priverno; Francescantonio Faiola, 50 anni, di Sperlonga, ex sindaco.

La vicenda. A Cusani si contesta la sola corruzione, in relazione al mancato ripristino dei luoghi dopo l’accertamento dell’ampliamento abusivo dell’Hotel Grotte di Tiberio di Sperlonga, di sua proprietà, abuso sancito tra l’altro da una sentenza di condanna del 2014 emessa dalla Corte d’Appello di Roma. L’indagine prende avvio proprio da qui. Le verifiche dei carabinieri della stazione di Sperlonga avevano consentito di accertare l’inerzia dei responsabili dell’ufficio tecnico del Comune nell’avvio della procedura di ripristino dei luoghi per l’abuso dell’albergo in riva al mare.

Secondo gli investigatori, Cusani, pur non ricoprendo in quel periodo la carica di sindaco, aveva una certa influenza sull’amministrazione. Nelle carte dell’inchiesta è infatti contestata la corruzione di due responsabili dell’ufficio tecnico. Nel corso delle indagini sarebbe emersa l’esistenza di un cartello di imprese locali che pilotava appalti di media e piccola estensione riuscendo ad accordarsi sulla scelta del vincitore, con la compiacenza di tecnici e funzionari dei Comuni.

Quattro sono in particolare le gare d’appalto finite nell’inchiesta. La più importante è quella relativa alla riqualificazione del complesso archeologico di Villa Prato, a Sperlonga, per un importo complessivo di 700mila euro. Poi, la ristrutturazione dell’edificio comunale di Prossedi (230mila euro); l’affidamento della pulizia delle strade extraurbane di Priverno (40mila euro); i lavori di restauro dell’istituto scolastico Don Andrea Santoro di Priverno (35mila euro). Del cartello di imprese faceva parte – secondo l’accusa – anche Alessandra Bianchi, 58 anni, imprenditrice di Anzio, ora ai domiciliari, che come ricompensa per aver accettato di «perdere» una gara, aveva ottenuto un finanziamento per la sua campagna elettorale come candidata al Consiglio comunale di Roma. Un tecnico del Comune di Sperlonga invece, come contropartita per aver indirizzato l’affidamento dei lavori del complesso archeologico di Villa Prato, avrebbe ottenuto come compenso la progettazione di un lavoro da svolgere a Tivoli per 30mila euro.

La nota dei carabinieri. Gli arresti sono stati disposto dal gip Giuseppe Cario con le accuse di corruzione e associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti. “I provvedimenti – scrivono i carabinieri in una nota – sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine, avviata dal Nucleo Investigativo e coordinata dal sostituto procuratore Valerio De Luca, a seguito di approfondimenti relativi al procedimento relativo al mancato intervento da parte del comune di Sperlonga in relazione agli abusi edilizi connessi alla realizzazione del locale albergo “Grotte di Tiberio”. Le indagini, condotte inizialmente dalla Stazione Carabinieri di Sperlonga avevano consentito di accertare l’inerzia dei responsabili dell’ufficio tecnico del locale Comune che si erano succeduti nel tempo, nell’avvio della procedura di ripristino dello stato dei luoghi, in applicazione della legge 380/2001, nonostante fosse evidente l’esistenza di un abuso edilizio emerso durante e dopo la realizzazione dell’albergo, peraltro sancito da una sentenza di condanna emessa dalla Corte di appello di Roma nel 2014. In relazione  a tale circostanza era stata ipotizzata anche l’ipotesi di corruzione in capo ai responsabili dell’Ufficio Tecnico del Comune di Sperlonga che si erano succeduti nel tempo.

Nel mese di gennaio del 2016 – continuano i carabinieri – la Procura di Latina delegava al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Latina accertamenti finalizzati a sviluppare alcuni aspetti emersi durante le pregresse indagini ed approfondire gli illeciti rapporti fra gli indagati. Le investigazioni, svolte dal Nucleo Investigativo in collaborazione con il personale del NORM della Compagnia di Terracina, oltre a confermare la sussistenza dei reati di corruzione in precedenza richiamati, hanno consentito di accertare l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di turbata libertà degli incanti ed alla corruzione, al fine di pilotare le aggiudicazioni delle seguenti gare di appalto:

  • e alla valorizzazione del complesso archeologico Villa Prato di Sperlonga per un importo di 700mila euro;
  • ristrutturazione del Comune di Prossedi (LT) per un importo di 230mila euro;
  • affidamento del Servizio di spazzamento delle strade extraurbane del comune di Priverno (LT) per un importo di circa 40mila euro ;
  • restauro dell’istituto scolastico “Don Andrea Santoro” di Priverno di circa 35mila euro.

Le indagini – concludono i carabinieri – hanno consentito di documentare l’operatività di un vero e proprio sistema corruttivo, attuato da una serie di società che, grazie alla collusione dei responsabili dei procedimenti, riuscivano ad “inquinare” le gare pubbliche di piccole e medie dimensioni tentando, ed in alcuni casi riuscendovi, a predeterminare la scelta del contraente”.

CHI E’. Armando Cusani, sindaco di Sperlonga per la terza volta, fu eletto Presidente della Provincia di Latina nel 2004, raccogliendo il 58,2% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrodestra. Fu poi riconfermato Presidente della Provincia nel 2009 con il 56,29%. Per una condanna penale fu poi sospeso dalle funzioni, per effetto della Legge Severino.

GLI ABUSI IN HOTEL. Tra i casi giudiziari nel quale è rimasto coinvolto Armando Cusani, c’è quello degli abusi nel suo hotel di Sperlonga, “Grotta di Tiberio”. Nel settembre 2015 la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne dell’ex presidente della provincia e del suocero Erasmo Chinappi. Confermata la sentenza della Corte d’Appello: condanna a un anno e tre mesi per abuso edilizio. L’abuso d’ufficio era già caduto in prescrizione. In primo grado la sentenza fu emessa dal collegio penale presieduto da Lucia Aielli.

Gli abusi riguardavano un muro di recinzione, un locale destinato all’impianto di depurazione della piscina, due magazzini e una veranda. Resta pendente un secondo processo per lottizzazione abusiva.

SOSPENSIONE DOPO LA CONDANNA. Nel novembre 2013 Armando Cusani fu sospeso dal Prefetto di Latina di allora, Antonio D’Acunto, che applicò la legge Severino in seguito alla condanna a un anno e otto mesi inflitta in primo grado dal Tribunale di Latina per abuso d’ufficio. La sospensione fu uno dei primi casi di applicazione della legge Severino, riguardò sia l’incarico di presidente della Provincia sia quello di consigliere comunale di Sperlonga. Cusani era stato condannato a un anno e 8 mesi con sospensione della pena per abuso d’ufficio. Il caso riguardava la rimozione del comandante dei vigili urbani di Sperlonga nel 2003, quando Cusani era sindaco del comune del sud pontino.

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  1. è abituato, non gli faranno nulla, rifarà il sindaco appena finirà la pantomima della giustizia.

  2. Ma non era stato condannato con interdizione dai pubblici incarichi per due anni mentre continuava a fare il presidente della provincia di Latina? Ma ancora non lo hanno rinchiuso in una cella e buttato la chiave a lui e a tutta la sua stirpe mafiosa?

    • questa è l’Italia fallimentare, finiscono il galera solo quelli che rubano cicoria, non quelli che realmente danneggiano irreparabilmente l’intera nazione, la nostra crisi non è dovuta all’€uro ed UE che hanno solo evidenziato la nostra debolezza, cioè la corruzione etica e morale che genera quella materiale diffusa in tutti i livelli istituzionali e amministrativi, giustizia compresa.