Scoperti due vulcani sottomarini a Nord di Ventotene

12/09/2014 di
ventotene_isola_yegf725

ventotene_isola_panoramicaDue piccoli vulcani sottomarini inattivi sono stati scoperti ad una ventina di chilometri a nord dell’isola di Ventotene. La loro presenza è stata rilevata nei mesi scorsi durante la campagna oceanografica Geo-Cal, condotta dall’università Sapienza di Roma in collaborazione con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l’istituto di scienze marine (Ismar) e quello di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Cnr.

I risultati sono stati presentati per la prima volta all’Università degli Studi di Milano in occasione del congresso congiunto della Società geologica italiana (Sgi) e della Società italiana di mineralogia e petrografia (Simp). La protuberanza di un primo vulcanetto era già stata individuata nel 2010 durante la campagna oceanografica Tir-10, grazie ad una speciale tecnica di indagine che consente di fare una vera e propria ‘ecografià del fondale marino arrivando a diversi chilometri di profondità. «I dati preliminari – spiega Alessia Conti, geologa della Sapienza – mostravano la presenza di una struttura subcircolare e conica, con un diametro di circa 1,5 chilometri ed un’elevazione di circa 200 metri».

Durante la nuova campagna Geo-Cal, i ricercatori sono tornati sul sito per fare uno studio morfologico del fondale e per rilevare eventuali anomalie magnetiche che segnalassero la presenza di rocce di origine vulcanica. Dall’incrocio dei dati non solo è emersa la natura del piccolo vulcanetto sottomarino, ma è perfino ‘spuntatò un secondo vulcano, di forma più ellittica, posto a sud-est rispetto al primo.

«Questo ci dimostra quanto poco conosciamo ancora del fondo del mar Tirreno che solchiamo ormai da millenni», commenta Carlo Doglioni, presidente della Società geologica italiana. «È probabile che i due vulcanetti abbiano all’incirca un milione di anni e che facciano parte di un complesso vulcanico», aggiunge Conti. L’obiettivo dei ricercatori ora è quello di analizzare la composizione delle rocce e di studiare i due vulcani più da vicino, anche grazie all’ausilio di telecamere simili a quelle usate per il relitto del Titanic.