Tagli alla Plasmon, 220 lavoratori a rischio licenziamento

07/09/2013 di
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Sono 220 gli esuberi comunicati dalla dirigenza della Plasmon alla Rsu dello stabilimento di Latina. Duecentoventi posti di lavoro che potrebbero essere tagliati a breve nelle sedi italiane della multinazionale tra cui l’importante sito produttivo del capoluogo pontino.

“I nostri vertici societari – ha affermato il direttore delle relazioni esterne dell’azienda Antonio Cartolari – in un atteggiamento di massima trasparenza, hanno voluto preavvisare le rappresentanze sindacali circa l’intenzione di dare inizio nelle forme di legge previste alla procedura di licenziamento collettivo per circa 220 dipendenti su base nazionale”.

I tagli – scrive l’Agi – riguarderanno Latina, Parma e gli uffici di Milano e sono pari al 25% dell’intera forza lavoro che ad oggi conta circa 900 persone.

  1. Quando vogliamo capire che l’industria a Latina è morta! Se non si investe nelle risorse naturali del territorio la nostra provincia diventerà una città fantasma. Se va bene, una città dormitorio per chi lavora a Roma.

  2. Lt non essere redicolo se anche tu lavoravi alla plasmon ti portavi a casa biscotti. E pure i! vasetti di frutta e carne.

  3. piu’ lavoro ai rumeni, questi sfaticati di littoria si meritano solo di passeggiare su quella fogna di pista ciclabile e di rimorchiare le vecchie tardone truccate con la tuta che fanno giocching

  4. 900 persone chissa quanti operai e quanti impegati…….
    la soluzione potrebbe essere qui

  5. Pensare di sostituire l’ industria con il turismo é un’illusione. Ben venga la valorizzazione del territorio. Ma senza una classe dirigente all’altezza non vedremo né l’ una né l’ altra.

  6. anche questa vertenza si concludera’ come la Findus!!!
    TARALLUCCI E VINO !!!!

  7. Se si vuole continuare a produrre in Italia e in Europa, evitando l’esodo delle nostre attività all’estero, è necessario ristrutturare il sistema sindacale con un periodo di tregua in cui concertare i diritti e i doveri dei dipendenti, meglio guadagnare meno che non lavorare per niente…..
    E’ necessario il salvataggio degli imprenditori prima che degli operai ma questi ultimi devono investire in nuove tecnologie compatibili con l’ambiente inoltre devono essere obbligati a fornire la garanzia sul prodotto di almeno 5 anni in modo da sviluppare la qualità e sviluppare il mercato dell’assistenza che da lavoro agli italiani evitando il lavoro nero e comportamenti consumistici.

  8. Non vi siete ancora accorti che gli industriali, con l’avallo del nano di Arcore, vogliono ridurre gli operai simili a quelli dell’industria cinese. Solo doveri e senza diritti.

  9. X Prof. Sapience A. Lei ha perfettamente ragione. 1) Vogliono ridurre gli operai in schiavitù. 2)Gli industriali diventeranno sempre più ricchi. Quello che non concepisco è che molti operai non arrivano a capire queste cose. E continuano a votare chi li sfrutta. Con a capo il condannato in via definitiva per evasione fiscale. Operaio svegliati.

  10. queste notizie fanno male ma sembra che la società non ci fa più caso, ci riduciamo a pensare ” speriamo che non tocchi a me ” ci avviciniamo davvero alle condizioni della cina per mantenere le nostre famiglie ,
    Meditate!

  11. Il fatto è che il turismo non basta a dare lavoro e reddito come il settore secondario e terziario ben funzionante.

  12. Molte industrie assumono in maniera pilotata, e non da oggi, in molte venivano richiesti cospicui corrispettivi, pur avendo un curriculum di tutto rispetto(ho iniziato a lavorare giovanissimo, ho lavorato per mantenermi agli studi) non sono mai riuscito a lavorare con aziende dell’interland partenopeo-latrinese, ho lavorato generalmente con aziende dalla toscana in su….