Ipotesi nuove province: Latina e Frosinone si uniscono a Isernia

09/03/2013 di

Le regioni, così come le conosciamo, non esisterebbero più. Drastica poi la riduzione delle province, che rimarrebbero solo 36 e sarebbero ribattezzate «eco-sistemi urbani», prendendo le funzioni di organismi politico amministrativi «sostitutivi delle attuali province e regioni». I loro confini verrebbero ridisegnati esclusivamente in base al «potenziale urbano degli attuali capoluoghi di provincia, alla rete delle infrastrutture che li collegano e al substrato fisico del territorio». È questa la mappa amministrativa dell’Italia studiata dalla Società geografica italiana e proposta oggi «al Paese». I benefici? La «riduzione dei costi della politica» e una «migliore gestione del territorio», afferma il presidente Franco Salvatori.

Gli studi dei geografi, che si inseriscono nel dibattito nazionale per il riordino territoriale dello Stato, consegnano una Sardegna spaccata in due, una Sicilia divisa in quattro e una Puglia scomposta in tre aree, con l’aggiunta a Nord di parte del Molise. Spacchettate anche Piemonte, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. La Val d’Aosta scende fino al Piemonte e ne ingloba una parte, la Liguria perde La Spezia, il Veneto Rovigo e Isernia si unisce a Frosinone e Latina.

Poche variazioni invece per i confini delle regioni «più piccole», come Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Marche, Umbria, Abruzzo e Basilicata: ciascuna diventa un «eco-sistema urbano» a sè. Questi ipotetici assetti territoriali, spiegano i geografi, «sono stati tracciati a partire dalle reti infrastrutturali (mobilità, trasporti e comunicazioni) già presenti sul territorio o in avanzata fase progettuale» e nessuna città, al momento, è stata individuata come «città egemone» per il proprio eco-sistema urbano. «La nuova mappa amministrativa dell’Italia – osserva Franco Salvatori – porterebbe vantaggi a livello di riduzione di costi della politica e di gestione territoriale, ora troppo frantumata, nel caso delle province, e troppo squilibrata, nel caso delle regioni».

L’idea del decentramento regionale, aggiunge, «è consolidata. Queste nuove ‘regioni mediè sarebbero soggetti particolarmente attrezzati, implicitamente forti, ma non così tanto da contrastare l’organizzazione centrale dello Stato, garantendo così un equilibrio di poteri». È un progetto realizzabile? «Se guardassimo al passato non sarebbe attuabile, viste le enormi resistenze territoriali che si sono sempre manifestate. Ma oggi – conclude – la crisi economica richiede innovazione».

  1. si va benissimo! Perchè non ci uniamo anche alla provincia di Tripoli ex colonia fascista?

    Ha ragione Grillo ….. vaff…..

  2. Ogni tanto uno scienziato di turno esce allo scoperto e propone il nulla.