CONCORSOPOLI, SILVIO BARSI CONDANNATO: ECCO LE MOTIVAZIONI

09/01/2009 di

di MARCO CUSUMANO *

Ognuno aveva un ruolo preciso: chi contattava i possibili “clienti”, chi si occupava della riscossione delle somme, chi della correzione dei compiti. Nelle 63 pagine di motivazioni della sentenza di condanna sulla Corcorsopoli i giudici ricostruiscono ogni circostanza legata al più grande scandalo che abbia mai investito il mondo della scuola pontina. Al vertice di tutto c’era il preside Silvio Barsi affiancato dalla moglie Bianca Brusca.


Scrivono i magistrati: «Posizione preminente nel sodalizio criminale va certamente riconosciuta al Barsi: è lui che contatta i concussi e li induce alla dazione delle somme, è il Barsi che tiene i contatti con il Cortesano che conosce molto bene». Per superare i concorsi di abilitazione all’insegnamento bisognava pagare. I soldi risultavano come corrispettivo per lezioni private, ma era solo una copertura per nascondere vere e proprie tangenti.

«Non posso starci ma è come se ci fossi, sto controllando tutto io». Così parlava Barsi, senza sapere di essere intercettato dalla polizia, riferendosi a uno dei concorsi pilotati. Secondo i giudici Barsi «sapeva con certezza l’elenco degli ammessi prima della pubblicazione e addirittura determinava la votazione comunicandola ad esempio alla sorella con largo anticipo: in una conversazione del 12 maggio 2000 dice alla sorella che il figlio avrebbe preso 23 o 24». Tutto era controllato, pilotato. Bastava avere i giusti contatti e pagare. Scrivono i giudici: «Che tale interessamento non avvenisse per scopi umanitari ma per interesse economico emerge sempre dalle intercettazioni: rilevante quella nella quale Barsi riferisce alla sorella che F. deve pagare quelli che hanno fatto superare il concorso (…). Emerge con certezza che i concorrenti dovevano versare delle somme, certamente non per le lezioni, mai svolte per il Polivalente, e collegate invece alla conoscenza da parte dei concorrenti del superamento del concorso».

I posti disponibili venivano spartiti a tavolino prima del concorso, poi ognuno si occupava dei propri “protetti”. I genitori dei candidati sapevano che dovevano pagare, uno di loro disse: «Tanto il dente me lo devo levare», affermazione che secondo i giudici «è del tutto significativa in relazione alla necessità ed alla ineluttabilità del versamento». I magistrati ricostruiscono il ruolo di ognuna delle persone coinvolte. Queste le condanne inflitte: 8 anni a Barsi, 6 alla moglie Bianca Brusca; 4 a Gerardo Abate; 6 a Giuseppe Cortesano, Giuseppe Cittadini e Domenico Del Bove; 5 a Lory Ulgiati; 8 mesi a Maria Grazia Gentile; 4 mesi a Giuseppe Morgante. Barsi è stato rimosso dalla guida del Manzoni ma ora ha presentato ricorso chiedendo di tornare al suo posto. (* Il Messaggero, 09-01-2009)

 

  1. Fortunatamente ci sono anche docenti che hanno vinto quel concorso onestamente, senza barare. Quant’