Morphe Arreda

Izzo: Un mese prima del massacro del Circeo uccidemmo un’altra ragazza

26/05/2018 di

L’orrore del massacro del Circeo potrebbe non essere l’unico, né il primo, compiuto da Angelo Izzo e dagli altri del branco nel 1975. Quel gruppo, secondo le dichiarazioni che nel 2016 Izzo ha affidato ai pm della Procura di Roma, sarebbe l’autore, infatti, del rapimento, stupro ed uccisione di Rossella Corazzin, la 17enne friulana sparita il 21 agosto 1975 nei boschi del Cadore.

Nel suo racconto, tutto da verificare, del settembre di due anni fa nel carcere di Velletri, dove sta scontando due ergastoli per gli omicidi di Maria Carmela Limucciano e Valentina Maiorano uccise nel 2005, Izzo fa rifermento ad una ragazza sequestrata in Veneto e portata in auto fin sul lago Trasimeno e lì trucidata dopo essere stata stuprata del branco. «Eravamo lì in vacanza, la sequestrammo e portammo in Umbria. Qui la uccidemmo dopo un po’ di tempo, dopo averla violentata», questo il senso del racconto di Izzo ai pm.

Dinamiche drammaticamente simili ai fatti avvenuti poco dopo, il 29 e 30 settembre di quello stesso 1975, quando in una villa del Circeo vennero torturare e violentate Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. La prima morì per le ferite riportate, la seconda, fingendosi morta, riuscì a salvarsi. Gli atti con le presunte rivelazioni di Izzo sono da ieri a disposizione dei pm della Procura di Perugia che li hanno ricevuti per competenza dai colleghi di Belluno dove il fascicolo era arrivato da piazzale Clodio.

«Nelle sue dichiarazioni Izzo non cita Rossella Corazzin, ma ha dato riferimenti su data della scomparsa e luogo dell’uccisione, da far ritenere che sia effettivamente lei», dice il procuratore di Belluno Paolo Luca, che mantiene però il riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta. La stessa procura di Belluno, che aveva archiviato il caso nel 1975, lo riaprì nel 2003, anche in seguito all’ostinazione di un maresciallo dei carabinieri di Pieve di Cadore, Silvano Gosetti, che non si era mai arreso all’idea di non poter arrivare alla verità sulla vicenda. Ma il caso venne archiviato di nuovo. L’incartamento, con le ultime novità investigative, verrà ora vagliato dai magistrati umbri che già in passato si erano occupati di una vicenda dai contorni analoghi. Anche quel fascicolo finì in archivio in quanto le parole di Izzo non furono ritenute attendibili.

«In passato Izzo mi ha raccontato di questa vicenda – conferma il suo difensore, l’avvocato Rolando Iorio – mi ha detto che con lui c’erano altre persone tra cui Ghira. Spesso Izzo non è stato creduto ma non è giusto dargli la patente di inattendibilità a priori». Così però è stato giudicato dai pm di Roma che nel 2016, dopo alcune verifiche fatta su vicende raccontate da Izzo, lo hanno denunciato alla procura di Velletri per calunnia e autocalunnia. Sembra, quindi, riaprirsi una vicenda dai contorni mai chiariti. Un caso di scomparsa su cui nel 2010 è arrivata la sentenza del Tribunale che dichiarò la Corazzin legalmente morta. Teatro del «giallo» un bosco del Cadore, località di montagna dove Rossella trascorreva le vacanze con la famiglia.

Secondo quanto ricostruito negli anni, della ragazza si persero le tracce dopo che lei si incamminò per una passeggiata, forse per cercare ristoro dal caldo o per trovare un luogo tranquillo per leggere un libro. Dopo alcune ore il padre e la madre avvisarono le forze dell’ordine. I cani delle unità cinofile seguirono una traccia che portava ad una panchina, ma Rossella risultò sparita nel nulla. Negli anni sono state raccolte una serie di testimonianze. Una commerciante della zona assicura di averla vista a bordo di un’auto rossa. «Sembrava come addormentata, assopita», fece mettere a verbale. Un tassello inquietante che avrebbe potuto confermare la pista del sequestro. Elementi che forse potrebbero tornare di attualità dopo la svolta di queste ore che potrebbe riaprire un caso quasi dimenticato della cronaca nera degli ultimi decenni.