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Terreno sottratto, Strasburgo condanna il Comune di Terracina

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha nuovamente condannato l’Italia a risarcire dei cittadini per essere stati privati delle loro proprietà per scopi di interesse pubblico senza procedere a regolare esproprio.

I giudici, la cui sentenza di condanna dell’Italia per i fatti in questione risale al febbraio 2007, hanno stabilito oggi – dopo aver lasciato alle parti il massimo del tempo possibile per accordarsi sull’ammontare del risarcimento – che lo Stato italiano deve pagare 2,68 milioni di euro ai sei ricorrenti a cui il comune di Terracina, nel 1983, occupò un terreno di quasi 15 mila metri quadrati per costruirci delle case popolari.

I proprietari del terreno avevano chiesto alla Corte di Strasburgo di riconoscergli un risarcimento di quasi nove milioni di euro, mentre il governo richiedeva che lo stesso non superasse 1,81 euro.  «Credo che i miei clienti saranno soddisfatti della decisione della Corte» ha dichiarato all’ANSA l’avvocato Nicolò Paoletti, che da anni segue questo tipo di ricorsi a Strasburgo. Ma Paoletti è poco soddisfatto della decisione da un punto puramente giuridico. «Con questa decisione la Corte conferma di essere su posizioni più arretrate rispetto all’ordinamento italiano dopo l’introduzione dell’articolo 42 bis nel testo unico sulle espropriazioni per pubblica utilità» ha detto Paoletti.

Secondo il quale Strasburgo non ha accolto la tesi secondo cui il risarcimento dovrebbe essere fatto non sulla base del
valore attualizzato del terreno, ma su quello acquisito dopo l’uso che il comune ne ha fatto. «Molti di questi terreni all’epoca erano semplici campi in mezzo alla campagna, ma oggi sono parte di zone abitate e quindi, nonostante si tratti dello stesso bene, il suo valore con il tempo è cambiato. Se si vuole ripristinare la legalità – secondo Paoletti – questo criterio deve essere tenuto in considerazione».

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