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Nucleare, la lotteria delle nuove centrali

In Italia, quella del ritorno nucleare è «una vera e propria lotteria»: a cominciare dai «100.000 metri cubi di scorie radioattive» presenti sul territorio e ancora da smaltire, fino alla
localizzazione delle centrali, la cui scelta dovrebbe ricadere tra «50 aree potenzialmente idonee». Questo il quadro dell’atomo in Italia offerto da Legambiente
nel dossier ‘A chi tocca il bidone del nucleare?’, presentato in occasione dei 23
anni intercorsi dal referendum che mise fine al nucleare nel nostro Paese.
Secondo il rapporto il nucleare è «inutile e costoso», e anche in campo
occupazionale è lontano dall’offrire le stesse possibilità delle rinnovabili che
sarebbero in grado di impiegare «circa 200.000» addetti. Il dossier si snoda
principalmente lungo quattro direttrici: la localizzazione delle centrali, lo
smaltimento delle scorie, la tecnologia per la costruzione dei reattori, e lo
smantellamento dei vecchi impianti.

– CENTRALI: Per Legambiente i 4 reattori Epr (oggetto dell’accordo Italia-Francia)
dovrebbero essere realizzati «due a Montalto di Castro nel viterbese, uno lungo
l’asta del fiume Po, e uno nel centro-sud d’Italia». Le aree potenzialmente idonee –
sulla base di un’elaborazione di Legambiente – «sono 50 e sono distribuite in 15
regioni». In Puglia il maggior numero di aree idonee con 7, seguita dalla Toscana
(6), da Sardegna e Sicilia (5), e da Calabria, Lombardia e Veneto (4).

– SCORIE: Il deposito nucleare – afferma Legambiente – dovrebbe ricadere in una delle «52 aree,
ognuna da 300 ettari di estensione». Per la localizzazione del deposito si pensa,
comunque, a un’area compresa «tra Puglia, Molise e Basilicata (in particolare in
provincia di Matera)», oppure «tra il Lazio e la Toscana (maremma e provincia di
Viterbo)», o «tra l’Emilia Romagna e il Piemonte (soprattutto nel piacentino e nel
monferrato)». La quantità di spazzatura radioattiva da «smaltire in sicurezza» Š pari
a circa «100.000 metri cubi»: 27.000 metri cubi (programma nucleare), 20.000
(ricerca, industria e attività ospedaliere), oltre 50.000 metri cubi (4 centrali
dismesse e ex filiera nucleare).

– REATTORI: Il rapporto definisce poi i reattori Epr
come «insicuri, inquinanti a causa di scorie più radioattive (da un ordinario 3,5% al
5%), e troppo costosi». Si tratta di una tecnologia francese di terza generazione
avanzata che si ritiene abbia «problemi in fase di costruzione, accumulando ritardi e
incrementi della spesa», oltre a «falle nella sicurezza» e all’aumento dei «rischi di
grave incidente».

– SMANTELLAMENTO VECCHI SITI: Il processo di smantellamento dei
vecchi impianti – osserva Legambiente – costa «ogni anno 400 milioni di euro alla
collettività, prelevati sulla bolletta elettrica». I vecchi siti nucleari del nostro
Paese sono: la centrale nucleare Enrico Fermi di Trino (Vc); l’impianto di
riprocessamento Eurex di Saluggia (Vc); il deposito Avogadro di Saluggia (Vc);
l’impianto di fabbricazione del combustibile Fn di Bosco Marengo (Al); la centrale
nucleare di Caorso (Pc); la centrale nucleare di Latina (a Borgo Sabotino); la
centrale nucleare di Garigliano-Sessa Aurunca (Ce); l’impianto Itrec nel centro Enea
Trisaia di Rotondella (Mt).

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