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Camorra/Arrestato l’architetto del bunker di Zagaria, fu assunto a Cisterna un anno fa

carmine-domenico-noceraLavorava per il Comune di Cisterna l’architetto Carmine Domenico Nocera, arrestato ieri a Caserta durante un’operazione anticamorra volta ad individuare gli esponenti e i favoreggiatori del clan dei Casalesi.

L’uomo, originario di Casapesenna, lo stesso paese del boss Michele Zagaria, lo scorso anno aveva vinto la selezione pubblica come tecnico professionista per l’ufficio condono edilizio del Comune di Cisterna. Si era poi dimesso nel mese di settembre. Secondo le indagini del Dda di Napoli, Nocera avrebbe incontrato più volte il capo dei Casalesi durante la sua latitanza e avrebbe anche predisposto i contratti di locazione per le abitazioni in cui il boss si nascondeva.

L’architetto si è inoltre occupato dell’istruttoria per il rilascio dell’autorizzazione a costruire uno dei bunker di Zagaria, curandone poi anche il progetto.  Il rifugio, dotato di ogni comfort, è stato realizzato dall’imprenditore Francesco Nobis, anche lui finito dietro le sbarre.

Domenico Nocera e gli altri arrestati sono ora accusati di associazione di tipo mafioso, favoreggiamento personale, intestazione fittizia di beni, ricettazione e altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.

IL COLPO AL CLAN ZAGARIA. Dopo le inchieste sulle infiltrazioni nell’ospedale di Caserta e negli appalti per il settore idrico in Campania, una nuova indagine sul clan camorristico di Michele Zagaria della Dda di Napoli – procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, sostituti Catello Maresca e Maurizio Giordano – va a colpire (quattro arresti) la rete di familiari e colletti bianchi che hanno agevolato la latitanza del boss, durata 16 anni, e trascorsa nel uso paese d’origine, Casapesenna. In carcere su ordine del gip di Napoli è finita Gesualda Zagaria, sorella del capoclan, che secondo l’accusa avrebbe tenuto i rapporti tra il clan del fratello e le altre cosche Casalesi ricevendo e distribuendo ai suoi affiliati i proventi delle attività illecite; Gesualda è la seconda sorella di Zagaria a finire in cella; la prima fu nel gennaio scorso Elvira Zagaria, coinvolta nell’indagine sull’ospedale di Caserta, struttura poi commissariata per camorra. Altro parente del boss finito oggi in cella è il nipote Filippo Capaldo, già arrestato e scarcerato nel 2012, ritenuto dagli inquirenti l’attuale reggente del clan. Colletto bianco della cosca è l’architetto Carmine Domenico Nocera, originario di Casapesenna ma residente da anni a Caserta. Dalle indagini, basate su intercettazioni telefoniche e sulle dichiarazioni di pentiti del clan, tra cui Massimiliano Di Caterino e l’ex vivandiere di Zagaria Generoso Restina, Nocera avrebbe incontrato più volte il boss durante la latitanza e su incarico di Carmine Zagaria, fratello del capo, avrebbe predisposto i contratti di locazione delle abitazioni in cui l’ex primula rossa ha trascorso la latitanza, che erano formalmente intestati a Restina. Si sarebbe inoltre occupato dell’istruttoria relativa al rilascio di un’autorizzazione a costruire realizzando poi il progetto di uno dei bunker che il boss aveva a disposizione: il rifugio, provvisto di ogni comodità, fu poi realizzato dall’imprenditore Francesco Nobis, anch’egli finito oggi in cella. Tra gli indagati per favoreggiamento aggravato anche i due proprietari degli appartamenti usati da Zagaria, tra cui il fratello dell’imprenditore Luciano Licenza, arrestato qualche mese fa per gli appalti nel settore idrico.

LO SFOGO DEL BOSS: COMPAESANI INGRATI. Dopo la cattura del boss Michele Zagaria, la sorella Gesualda, nubile e disoccupata, è divenuta la ragioniera del clan, ovvero colei che distribuiva le risorse provenienti dalle attività illecite ai familiari e alle persone vicine. Emerge dall’ordinanza firmata dal Gip di Napoli Egle Pilla che ha portato oggi in carcere la 49enne, catturata a Casapesenna dalla Polizia di Stato (Squadra Mobile guidata da Alessandro Tocco). Era lei inoltre ad assistere anche moralmente il boss in carcere. E con lei il boss si sfogava sulla «ingratitudine» dei compaesani dopo il suo arresto, o sulle pressioni che un pm antimafia continuava a esercitare sul clan. Intercettati dalla Penitenziaria durante un colloquio nel gennaio 2012, Gesualda e Michele Zagaria parlano del cognato Franco Zagaria, vero dominus all’ospedale di Caserta per conto del boss, morto per problemi al cuore poche settimane prima. «Non si è controllato mai» dice Zagaria. «Sempre sopra un ospedale – gli fa eco la sorella – ma non si è mai controllato». Sempre con Gesualda il boss si sfoga lamentandosi delle «pressioni» esercitate dagli inquirenti sul suo clan con gli arresti e i sequestri. «Dico andate a parlare con Maresca (pm della Dda che indaga su Zagaria, ndr) e gli dite, senti, se hai intenzione di qualche situazione, la devi finire, mi sono spiegato? Perché quelli stanno facendo pressione sempre per i soliti discorsi che hanno in testa loro». Sempre con la fidata sorella il boss commenta il mutato atteggiamento dei compaesani dopo il suo arresto. «Ci hanno girato la faccia eh» domanda il capoclan. «Casapesenna è così, sì», risponde Gesualda; «Eh! È questo il bene che abbiamo fatto» dice con tono nervoso il boss. Ancora alla sorella racconta di aver sognato una lavatrice che era andata in corto circuito. «Stiamo puliti, per bene, sistemati dentro la casa» si raccomanda il boss facendo con le mai il segno dei soldi. Per gli inquirenti è un invito alla sorella ad alzare il livello di attenzione per evitare di perdere tutto il patrimonio accumulato.

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