VASCO A LATINA, IL MIO ROCK CONTRO IL POTERE ANGLOAMERICANO

12/06/2007 di
di Paolo Biamonte (Ansa)

Una produzione da 15 milioni di euro per reggere «il confronto con le produzioni internazionali che ammortizzano i costi di centinaia di date mentre noi lo facciamo in nove concerti». Vasco Rossi è a Latina per provare il suo nuovo tour e si presenta ai giornalisti con gli appunti.

 
«Lo strapotere della cultura angloamericana portata sulle punte delle loro baionette», «il palco che rappresenta una città invasa dalla giungla e assediata dagli estremismi di chi sceglie le leggi di Dio e non quelle degli uomini», la crisi dell’ industria del disco – «e non della musica» – «anche se non si capisce perchè si dice che un cd costa troppo e non si dice mai che un jeans di Dolce&Gabbana è troppo caro», la pirateria musicale, perfino il mondo cambiato da «Hitler che era drogato marcio e nessuno l’ha mai detto», le radio che «si arricchiscono non pagando i diritti d’autore».
 
Sono i temi che Vasco Rossi ha affrontato in questo incontro fatto per presentare i concerti che cominceranno il 17 giugno a Venezia-Mestre all’Heineken Jammin’ Festival il 21 e 22 giugno allo Stadio San Siro di Milano, tutte e due le date sono esaurite, il 27 e 28 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, anch’esse esaurite, il 3 luglio allo Stadio delle Alpi di Torino, esaurito, il 7 luglio allo Stadio San Filippo di Messina, esaurito, il 10 luglio allo Stadio San Nicola di Bari, unico con ancora biglietti disponibili, il 14 luglio allo Stadio del Conero di Ancora, esaurito.
 
Per preparare il nuovo tour Vasco Live 2007, Vasco Rossi e il suo staff guidato dal produttore Guido Elmi hanno lavorato quattro mesi con un investimento di 15 milioni di euro. Tutta la carovana è a Latina a provare lo
spettacolo. Vasco è stato chiarissimo: «In trent’anni abbiamo seminato bene: il rock italiano ha una nuova credibilità e ci possiamo difendere dallo strapotere della cultura angloamericana portata sulla punta delle baionette», esordisce leggendo un blocchetto di appunti. Effettivamente sul piano delle vendite dei biglietti, in questa estate piena di stelle del rock, nessuno regge il confronto con lui, che, può vantare 11 concerti allo Stadio di San Siro, quattro presenze all’Heineken Jammin’ Festival, nove volte allo Stadio delle Alpi di Torino e il doppio sold out di quest’anno allo Stadio Olimpico di Roma.
 
Nel presentare il concerto non usa mezzi termini. «Il palco rappresenta una città invasa dalla giungla, la civiltà assediata dall’ inciviltà, la gente normale assediata dagli estremismi. Noi pensavamo di poter rispondere alle leggi degli uomini e non a quelle di Dio. Ma quale Dio? La nostra civiltà ha delle crepe dentro cui si inseriscono i kamikaze. La vita è una giungla e c’è chi vuole la vita garantita. Chi dice che le soluzioni sono semplici è un farabutto».
Come sempre il concerto è curatissimo: il palco è largo 75 metri, profondo 26 e presenta 6 torri che vanno dai 18 ai 28 metri di altezza, due passerelle laterali lunghe 20 metri e 10 schermi luminosi. Per la scaletta il riferimento «è sempre il pubblico». Per questo il concerto, che sarà introdotto dalla Cavalleria Rusticana, presenta alcuni ripescaggi di brani che mancavano da tempo dai concerti di Vasco: ‘Basta pocò, ‘Voglio andare al marè, ‘Lunedi«, ‘Anima fragilè, ‘Vivere una favolà. La prima parte si chiude con ‘Ciaò – l’ultimo brano è sempre ‘Albachiarà – e ci sarà anche un inedito ‘Non sopportò che sarà
inserito nel nuovo album. 
 
»Non so quando uscirà – dice Vasco un pò a sorpresa – l’album è pronto ma ho dei problemi con la casa discografica. E se ce l’ho io figuratevi quelli più piccoli di me«. L’album dovrebbe comunque essere pubblicato tra ottobre e novembre. I problemi con la casa discografica danno lo spunto su considerazioni sulla crisi del disco. »C’è una grandissima crisi dell’industria discografica e non della musica. D’altra parte noi viviamo con i concerti e non con la vendita dei dischi anche se ne vendi come capita a me cinquecentomila. I problemi sono tanti a cominciare dalla pirateria combattuta in modo blando, ma non capisco perchè si considera alto un prezzo di un cd e non si dice mai che i jeans di Dolce&Gabbana costano una fortuna. Le nuove tecnologie sono una benedizione ma scaricare musica illegalmente è un furto«.
 
Gli fa eco Guido Elmi che dice: »Le radio fanno sostanzialmente un furto legalizzato perchè non pagano correttamente il diritto d’autore e sono l’unica azienda che investe soltanto il 2% nell’acquisto della materia prima del loro businnes«. Della legge sulla musica Vasco dice »tutto il bene possibile.
Però se andiamo all’estero a cantare in italiano ci trattano da gruppo etnico. A me in Inghilterra non mi hanno mai fatto suonare. All’estero ci vanno quegli artisti italiani che fanno musica melodica e che vengono considerati latini. Io all’estero ci vado soltanto in vacanza. Il problema è che la cultura dominante angloamericana non permette intrusioni ed è una conseguenza della seconda guerra mondiale. Se non ci fosse stato Hitler che era un pazzo e drogato, anche se nessuno lo dice, le cose sarebbero andate in un altro modo anche per la musica«.