Morphe Arreda

Il discorso di Coletta: il 25 aprile è il giorno in cui ricordiamo le nostre radici partigiane e antifasciste

25/04/2018 di

Il discorso del sindaco Damiano Coletta in occasione della Festa della Liberazione:

Carissime concittadine e concittadini, autorità, associazioni partigiane e combattentistiche, è per me un grande onore, un’emozione e un privilegio prendere la parola in questo giorno così significativo, indossando questa fascia con la responsabilità di essere rappresentante di tutta la comunità.

Il 25 aprile è un giorno importante. Oggi celebriamo i 73 anni della Liberazione, i 73 anni della Resistenza dei Partigiani che con il loro sacrificio hanno contribuito a liberare l’Italia da vent’anni di dittatura nazifascista, mettendo fine a cinque anni di guerra. Ed è bello vedervi così numerosi, dimostrando con la vostra presenza che crediamo ancora con forza in quei valori. I valori della Resistenza.

Il 25 aprile è un giorno di festa, di gioia, di cui tutti dobbiamo essere fieri ed orgogliosi. Il 25 aprile è un simbolo per il nostro paese. E’ l’inizio di una nuova storia che ci ha portato alla stesura della nostra Costituzione e alla nascita della Repubblica Italiana. Una repubblica libera e democratica. In altri paesi vi sono altre date, ma la Liberazione ha riguardato tutta l’Europa. Ci ha consegnato un’Europa libera.

Il 25 aprile è stato un punto di arrivo e nello stesso tempo un punto di partenza.

Il 25 aprile non è solo un prima e un dopo, ma è un sempre!

Il 25 aprile è il giorno in cui ricordiamo le nostre radici. Sono radici partigiane e antifasciste.

Sono radici di uomini e di donne che sacrificarono la loro vita combattendo, anche senza armi e con il solo impegno civile, per conquistare la loro e la nostra libertà.

Sono radici di uomini e donne che si sono opposti alle leggi razziali, alle manipolazioni genetiche, a leggi costitutive illegali e soprattutto si sono opposti alla perdita della dignità umana.

Dobbiamo dirlo in maniera forte e chiara soprattutto in questo momento storico in cui rischiano di trovare spazio pericolosi revisionismi negazionisti che, cavalcando i problemi attuali, cercano di accreditarsi in maniera populista. E ciò non è consentito dalla nostra Costituzione e dalle leggi dello Stato. Di questo dobbiamo essere tutti consapevoli.

Perché Liberazione significa fine delle dittature, significa ricordo dei campi di sterminio, significa il ripudio di ogni forma di razzismo, omofobia e xenofobia. Significa Libertà e Democrazia.

Voglio ricordare gli uomini e le donne che hanno donato le loro vite e il loro impegno in quei giorni, voglio farlo attraverso alcuni di quei nomi che ancora oggi ad ascoltarli trasmettono un forte carico di emozioni e suggestioni: Emilio Sereni, Pietro Gobetti, Giacomo Ulivi, Sandro Pertini, Walchiria Terradura, Gabriella Degli Esposti, Irma Bandiera, Livia Bianchi, Tina Anselmi, Nilde Iotti. Potrei fare un elenco infinito.

A loro va la nostra gratitudine per averci consegnato i valori della Libertà e della Democrazia.

Ma la libertà e la democrazia sono valori che non sono mai conquistati una volta e per tutte. Vanno continuamente custoditi, rivitalizzati. Rappresentano un patrimonio che ci è stato consegnato e che dobbiamo saper trasmettere alle generazioni future.

I giovani devono capire che libertà e democrazia non sono parole vuote se noi tutti le riempiamo attraverso il giusto esempio, il costante impegno e un forte senso civico. Tutto questo consentirà a loro, e a noi tutti, di tracciare le giuste coordinate da cui partire per capire dove vogliamo andare. Sottolineo “dove vogliamo andare” e non dove stiamo andando.

Solidarietà, altruismo, tolleranza, cultura, partecipazione, ricerca, inclusione, capacità di dire sì alle diversità, al dialogo inter-religioso e inter-culturale, giustizia sociale e Bene Comune. Queste sono alcune delle principali coordinate che stabiliscono la rotta del nostro cammino in coerenza con il patrimonio che abbiamo ereditato.

Ci indicano che c’è ancora tanta strada da fare.

Ci indicano da che parte stare.

Dalla parte dei migranti e del rispetto della loro dignità e non di chi li criminalizza e li marginalizza in nome di una pseudo identità nazionale.

Dalla parte degli insegnanti di recente vittime di un atteggiamento culturale violento.

Dalla parte dei lavoratori precari che purtroppo non riescono a costruire una vita stabile nel futuro.

Dalla parte dei malati che chiedono un’assistenza e una sanità accessibili a tutti.

Dalla parte dei giovani, quelli che studiano ai quali va data una speranza.

Dalla parte anche dei giovani che non studiano e non lavorano dei quali dobbiamo saper evitare la marginalizzazione.

Dalla parte della partecipazione attiva e della coscienza civica.

Dalla parte della Costituzione, in particolare dell’articolo 3 della nostra Carta Costituzionale.

Sicuramente siamo contro chi non vuole essere un buon cittadino.

Non stiamo dalla parte di chi permette che la politica sia infiltrata dal malaffare, come accaduto nel recente passato nella nostra città.

Non stiamo dalla parte di chi sporca i muri in città, di chi non paga il biglietto dell’autobus, di chi conferisce i rifiuti quando non deve, di chi non ha rispetto per gli spazi comuni, di chi non paga le tasse, di chi utilizza i social in maniera violenta, di chi favorisce l’intolleranza e non ha rispetto delle persone più deboli e delle diversità, di chi favorisce le disuguaglianze.

Non stiamo dalla parte di chi, pur essendo onesto, si dimostra indifferente rispetto a tutto questo.

Khalil Gibran scrisse: “Credo vi siano al mondo gruppi di persone e individui che sono affini indipendentemente dalla razza. Dimorano nello stesso regno della coscienza. E’ questa la parentela, semplicemente questa”.

Ecco, credo che la Liberazione in fondo ci ha consegnato due cose fondamentali: un privilegio ed un dovere. Il privilegio di discutere sulla libertà senza dover rischiare la vita per conquistarla ed il dovere di difenderla dopo che altri l’hanno conquistata per noi.

Scegliere da che parte stare nel difendere la libertà, la democrazia e i diritti dell’uomo: questa è l’eredità che ci ha lasciato la Resistenza e che dobbiamo saper trasmettere alle future generazioni.

Lo dobbiamo fare in maniera attiva attraverso la partecipazione all’interno della comunità e in maniera aperta contro la politica della paura e contro ogni forma di intimidazione.

E lo dobbiamo fare con il sorriso fiero di chi, con gioia, vive in un paese libero e democratico.

Viva la Resistenza, viva la Costituzione, viva la Repubblica Italiana!

 

Il Sindaco

             Damiano Coletta