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Pannone: Contro la criminalità non servono eroi ma normalità

giuseppe-pannoneL’inchiesta “don’t touch” ha portato 24 persone in carcere e quasi 2.000 cittadini in piazza. Quasi una rivoluzione per il capoluogo pontino.

Ma fanno riflettere soprattutto le parole del dott. De Matteis: “…non è stato scoperto nulla che i latinensi già non sapessero ..”. Colpisce, e colpisce duro, il Questore di Latina, anche quando chiede scusa per ciò che non è stato fatto prima, anche quando tiene a precisare, nella conclusione del suo breve intervento sotto gli Uffici della Squadra Mobile in pieno centro di Latina e davanti ad una folla di cittadini, che “è nato un patto indelebile tra forze di polizia e cittadini” perché “sia chiaro, questo è solo l’inizio”.

La Corte di Appello di Roma conferma le condanne contro il clan pontino del crimine nel processo “Caronte” rinnovando il triste sigillo di illegalità diffusa in terra pontina, che ha toccato lo stesso Palazzo di Giustizia sia con le minacce esplicite ed odiose ad alcuni magistrati, sia perché uno di essi è stato beccato con le mani nella marmellata attorniato da un piccolo ma accanito gruppetto di professionisti e consulenti.

Scendere in piazza non basta più, se non a sentirsi mondati camminando in un corteo e gridando slogan. C’è bisogno d’altro. Serve il comportamento giorno per giorno.

Io lo chiamo “effetto discarica” quello strano fenomeno che parte da un semplice sacchetto di immondizia incautamente gettato da un cittadino incivile che, non rimosso, diventa la scusa per far sviluppare una montagna di immondizia.

A Latina poi il fenomeno trova la sua massima espressione nel traffico veicolare, come dire – citando Benigni – “a Latina il problema è il traffico”!

Decine, centinaia di micro e macro infrazioni quotidiane commesse con leggerezza e spesso con inconsapevole prepotenza, ma anche colpevolmente tollerate sia dai cittadini che da parte di chi dovrebbe sanzionarle; l’homo latinensis diventa severo e rigido solo se da un comportamento illegittimo ne viene direttamente toccato, altrimenti vale il principio del “vivi e lascia vivere”.

Contrastare concretamente i più gravi atti criminali è possibile se si inizia a non lasciar correre anche per quelli apparentemente meno allarmanti, ma talmente diffusi e abituali da farli considerare normali.

Ecco, mi piacerebbe che si praticasse una sana normalità, che ciascun cittadino di Latina a partire dal suo agire quotidiano applicasse un semplice principio: “quando pensi a te, pensa anche un po per me”!

Giuseppe Pannone

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