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Mafia, così i clan si spartivano il mercato dei trasporti

Attraverso i fratelli Sfraga, referenti imprenditoriali delle famiglie mafiose Riina e Messina Denaro, Costantino Pagano (titolare della ditta di trasporti «La Paganese» riconducibile però a Nicola Schiavone, e quindi ai Casalesi) intendeva acquisire il controllo esclusivo dei trasporti da e per la Sicilia occidentale offrendo in cambio un accesso privilegiato sui mercati campani e su quello particolarmente cospicuo di Fondi, tra i più grandi d’Europa.

A rivelarlo è il pentito Gianluca Costa, uomo di fiducia e dipendente di Pagano. Un accordo che prevedeva l’estromissione degli altri vettori campani, compresi quelli contigui al clan Mallardo di Giugliano in Campania, come il gruppo «Panico». L’accordo con la mafia siciliana consentiva di fatto a Pagano di controllare tutti i padroncini e le piccole imprese di trasporti, campane, siciliane e calabresi, che intendevano lavorare sulla stessa tratta.

Gli ordinativi dei commercianti convergevano su «La Paganese»: in parte venivano espletati con i suoi mezzi ed in parte distribuiti, a propria discrezione, fra i piccoli trasportatori che, però, erano costretti a pagare una provvigione. In questa maniera venivano moltiplicati gli utili mantenendo il controllo capillare di tutte le attivit… dei mercati sottoposti alla sua egemonia.

L’offerta fu formalizzata nel corso di un incontro in Sicilia al quale presero parte Costatino Pagano, i fratelli Sfraga, Gaetano Riina, fratello di Salvatore,«capo dei capi» di Cosa Nostra, e Carmelo Gagliano, titolare di una ditta di trasporti di Marsala (Trapani). I rapporti tra la ditta «La Paganese» – e quindi i Casalesi – e Gaetano Riina sono confermati dalle intercettazioni ambientali effettuate durante le indagini negli uffici della società che evidenziarono, in una circostanza, la presenza della figlia di Gaetano Riina.

L’imponente flotta di autoarticolati, costituita da centinaia di automezzi, era anche al servizio di altre attività dei Casalesi, come il traffico di armi: un micidiale arsenale, costituito da mitra AK 47 Kalashnikov, mitragliatori pesanti Breda, lanciarazzi e migliaia di munizioni, fu sequestrato dalla Squadra Mobile di Caserta nel luglio 2006. Un acquisto commissionato da Costantino Pagano per conto del gruppo «Del Vecchio» degli Schiavone.

Secondo le indagini, le armi erano state importate dalla Bosnia grazie alla complicità di militari che vi prestavano servizio nel corso delle missioni di pace effettuate dopo il conflitto nell’ex Yugoslavia, utilizzando per il trasporto i loro mezzi di servizio. Le sei ordinanze di oggi, emesse da Tribunale di Napoli su richiesta della Procura Antimafia partenopea, sono state notificate, nelle prime ore della mattinata, dalla Squadra Mobile di Caserta – diretta dal vice questore aggiunto Angelo Morabito – e dal Centro Operativo Dia di Roma – diretto dal vice questore Francesca Mellea – con l’ausilio della Squadra Mobile di Trapani.

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