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Il sismologo: “E’ il primo terremoto con epicentro a Latina”. Tutti i precedenti

Latina scopre il terremoto, per la prima volta. Non è mai stata registrata una scossa con epicentro nel territorio comunale. Ma la provincia ha avvertito tanti terremoti avvenuti altrove, come quello catastrofico che devastò l’Irpinia nel 1980.

Per gli studiosi tuttavia non è accaduto nulla di particolarmente sorprendente. «Anche se Latina non è una zona ad alto rischio – spiega Valerio De Rubeis, ricercatore sismologo dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, intervistato dal Messaggero – dobbiamo tener presente che l’Italia intera è una zona sismica. Dunque non c’è da meravigliarsi se avviene un terremoto di magnitudo 3,5. Certamente se fosse stato più intenso, sarebbe stato un evento in qualche modo anomalo e da approfondire».

Dopo la scossa di sabato sera sono arrivate 715 segnalazioni da Latina al sito dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia che raccoglie dati sulla percezione dei terremoti.

I PRECEDENTI – Negli anni passati Latina ha sentito le scosse provenienti da altre zone. La prima registrata a Latina risale al 1915, con epicentro ad Avezzano, quando il capoluogo pontino ancora non esisteva. Secondo i dati dell’istituto nazionale, oltre al terremoto del 1915, a Latina sono stati percepiti altri tre terremoti importanti: quello nel 1980 in Irpinia; nel 1984 nell’appennino abruzzese e nel 1990 nel Potentino. «L’Italia – spiega De Rubeis – è uno dei paesi all’avanguardia per quanto riguarda la catalogazione degli eventi. Esiste una database disponibile su internet (emidius.mi.ingv.it) nel quale sono registrati eventi sismici divisi per Comune, con dati che risalgono ai secoli scorsi».  Spulciando l’archivio si scopre che Sezze fu colpita da un terremoto il 2 febbraio 1756, mentre Cori, Sermoneta, Priverno e Roccagorga non hanno mai avuto eventi con epicentro locale, così come tante altre località della provincia. Spesso, tuttavia, sono state avvertite scosse provenienti da altre zone, dal Frusinate soprattutto, e dall’Abruzzo in occasione del devastante terremoto del 2009. La provincia pontina, generalmente, avverte i sismi con epicentro in zona Colli Albani, Fucino e nella zona in mare aperto tra Monte Circeo e Anzio. Nel 1919 ci fu uno dei terremoti più intensi con epicentro al largo di Torre Astura.

Dopo la scossa di sabato sera sono arrivate 715 segnalazioni da Latina al sito dell’Istituto nazionale che raccoglie i questionari: www.haisentitoilterremoto.it. «E’ un ottimo risultato – spiega De Rubeis – invitiamo i cittadini di Latina a inviare nuove testimonianze sul terremoto. Si tratta di semplici domande che si riferiscono agli effetti che l’evento sismico ha prodotto sulle persone e sulle cose, e rendono possibile la realizzazione di mappe del risentimento sismico».

IL RISCHIO SISMICO A LATINA SECONDO LA RELAZIONE DELLA PROTEZIONE CIVILE. Il territorio della Provincia di Latina presenta una limitata attività sismica locale con eventi di intensità trascurabile. L’area può essere però investita dagli effetti di terremoti originatisi altrove. I centri sismici attivi che possono influenzare l’area sono:
– I Colli Albani;
– La Valle Latina;
– L’area del Fucino;
– La zona di mare aperto compresa tra Anzio e il Monte Circeo.

I maggiori terremoti registrati nei Colli Albani sono datati 22 gennaio 1892 e 18 luglio 1899. Gli effetti del primo si sentirono nell’area dei monti Lepini con intensità pari al 5° della scala Mercalli, mentre quelli del secondo rimasero compresi tra il 4° ed il 5°. Il massimo evento sismico con fuoco nella Valle Latina avvenne il 24 agosto 1877. L’effetto
macrosismico massimo, risentito nelle dorsali carbonatiche, fu pari a 5°-6° grado della scala Mercalli. Un successivo terremoto proveniente dalla stessa località datato il 31 luglio 1901 non superò, invece, il 5°. Il rovinoso sisma di Avezzano del 13 gennaio 1915, che arrivò a Roma tra il 7° e l’8°, si attenuò in zona fino al 4°.

Nella zona di mare aperto al largo di Torre Astura, tra Anzio e il Capo Circeo, sono stati individuati alcuni epicentri sismici storici che hanno provocato terremoti che raggiunsero una intensità maggiore al 5° nell’area dei Monti Lepini. Il maggiore di essi avvenne nel 1919 ed ebbe epicentro nella zona antistante Torre Astura.

Ulteriori informazioni sulla sismicità del territorio provinciale possono essere ricavate dai cataloghi sismici recentemente proposti dall’Istituto Nazionale di Geofisica, Catalogo dei Forti Terremoti (CFT) (Boschi et alii, 1990, 1995) e dal Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GNDT), cataloghi NT4.1.1 e DOM4.1 (Camassi & Stucchi, 1997). In questi cataloghi vengono riportati per un gran numero di eventi i risentimenti sismici subiti da tutte le località per le quali sono state reperite indicazioni storiografiche, risultando una fonte estremamente preziosa per conoscere la
storia sismica di un’area.

Si ritiene che i cataloghi siano sufficientemente completi rispetto agli eventi maggiori a partire circa dal XVII° secolo, perciò il dato storico risulta non sufficientemente attendibile per definire la sismicità di un’area nel caso di terremoti con tempi di ritorno superiori a quelli coperti dal catalogo, che possono quindi “sfuggire” all’identificazione per via storica. In tal caso risultano essenziali gli studi di tettonica attiva e paleosismologia, che verifichino la presenza o meno di indicatori geologici di eventi sismici di forte intensità.

Il territorio provinciale è stato suddiviso nel 1996 dal GNDT  parzialmente nelle zone 43, 49, 54 e 55 della zonazione sismogenetica. Successivamente, nel 2004 il Gruppo di lavoro per la redazione della mappa della pericolosità sismica (Ordinanza PCM 23.03.2003 n° 3274) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha elaborato la carta della Zonazione sismogenetica ZS9 basata sugli sviluppi più recenti di conoscenza della sismogenesi, sui database delle soluzioni dei meccanismi focali dei terremoti italiani e su indicazioni e spunti derivanti dall’analisi dei dati relativi ai terremoti più importanti verificati successivamente alla predisposizione del modello ZS4

Il territorio provinciale rientra parzialmente nella sola zona 920 (ex zona 49 di ZS4) e 922 (ex zona 43 di ZS4): La zona 922 racchiude aree caratterizzate da elevato flusso di calore legate al vulcanismo recente, mentre la zona 920 coincide con il settore in distensione tirrenica. I settori sono caratterizzati da una diffusa sismicità di energia moderata. La zona 55 della ZS4 che corrispondeva alla linea tettonica Ortona-Roccamonfina viene riferita in ZS9 a zone estensionali intrappenniniche con direzione NW-SE e non viene associata ad una sismicità caratteristica da cinematica trascorrente.

Le intensità massime risentite nel territorio provinciale non hanno superato in epoca storica l’VIII° grado MCS, come risulta dalla valutazione effettuata dal Servizio Sismico Nazionale. Cautelativamente quindi all’area è associabile un’intensità potenziale massima dell’VIII° grado MCS nelle fasce montane, costituite dalle dorsali carbonatiche e dal sistema vulcanico dei Colli Albani, e dell’VII° grado MCS nelle restanti zone costiere per tempi di ritorno di 475 anni.
Sulla base di tali dati storici e delle leggi di attenuazione sinora disponibili (Slejko, 1996), il GNDT ha prodotto delle carte che riportano la PGA (peak ground acceleration, componente orizzontale) per assegnati tempi di ritorno. Nella figura seguente è riportata la carta per un tempo di ritorno di 475 anni, dalla quale risulta per l’area in studio una PGA compresa tra 0,32 e 0,36 g.

Nell’arcipelago Pontino, sebbene allo stato attuale possano considerarsi concluse le fasi più intense della tettonica distensiva e delle manifestazioni vulcaniche, l’area appare ancora interessata da una discreta attività sismica, così come si osserva dall’analisi dei dati riportati dal catalogo dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 1980 (CNR- Progetto finalizzato Geodinamica). Nella pagina seguente è riportato l’elenco dei comuni con la classificazione sismica precedente,
quella prevista nella proposta di riclassificazione sismica “Proposta di riclassificazione sismica del territorio nazionale – Ottobre 1998” e quella definita dalla Del. Reg. n. 766 del 1/8/2003 attualmente vigente. Le tre classificazioni hanno definito in maniera diversa le categorie sismiche utilizzate per la classificazione del territorio comunale. Per facilità di lettura nella tabella di classificazione si è utilizzata la definizione del 2003.

Il rischio sismico nella provincia di Latina.

 

 

 

 

 

Comments

comments

  • Paolaser

    Non è vero. Scosse simili ci sono già state eccome, ma prima della fondazione di Latina, non c’era nessuno a raccontarle. Nei cataloghi sismici si trovano i dati. Piuttosto si è voluto far credere che questo territorio fosse privo di strutture sismogenetiche con lo scopo di spingere la centrale nucleare, ma questa è storia vecchia. Con la nuova classificazione sismica è stata effettuata una prima rettifica.

  • io

    Guardate che il vesuvio sta al massimo 100 km da latina a via l’aria quello che mi spaventa…….. ogni 50 anni scoppiava ma adesso sta da 67 anni zitto e se scopia vesuvio la fine di Latina sara come Cobbe in Japone li hanno buttato la terra dentro il mare invece a latina hanno ascugato la terra non deve essere grande scossa ma basta piccola piu lunga da 20-40 secondi e crolla tutto

  • Dario

    Poco fa, intorno alle 23:00, un’altra piccola scossa, molto meno intensa di quella di sabato, s’è avvertita al centro di Latina

  • lorenzo

    anche io l’ho avvertita questa sera verso le 23.a sezze è stata piu forte

  • astrofisico

    …. il problema è di un corpo celeste in avvicinamento al nostro sistema solare….ne sentiremo parlare presto… causa di catastrofi e terremoti cè disinformazione!

  • io

    non sto parlando di cenere di vesuvio io dico di terremoti a parte quando era scopiato il vulcano in islanda tutta l’europa rimasta paralizata

MandarinoAdv Post.