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Case dei vip sui terreni comunali, i 3 punti della nuova indagine che fa tremare il Comune di Latina

I 5 palazzi finiti nell'inchiesta dei carabinieri

I 5 palazzi finiti nell’inchiesta dei carabinieri

Case dei vip sui terreni comunali titola Il Messaggero raccontando l’ennesimo incredibile scandalo urbanistico a Latina. Di certo il più grave se si considera che, a differenza di via Quarto, qui i palazzi sono costruiti e abitati da circa 15 anni.

Tutto è al vaglio dei carabinieri, per adesso non esistono certezze né accuse specifiche. Ma per capire cosa è successo occorre tener presenti 3 passaggi fondamentali.

  1. Nel 1980 i terreni privati di fronte al Palazzo di Vetro (all’epoca inesistente) vengono espropriati per conto del Comune: servivano a realizzare verde pubblico e servizi per il quartiere.
  2. Nel 1988 furono approvati i piani particolareggiati dei quartieri Q1 e Q3, poi passati anche in Regione nel 1992. Nel quartiere vengono previste nuove cubature.
  3. Nel 1998 attraverso un atto notarile i privati cedono una parte del terreno al Comune di Latina in cambio di una notevole cubatura con la quale realizzano 5 palazzine di pregio, per un totale di 21.000 metri cubi. Nessuno fa notare che i terreni ceduti erano già del Comune che li aveva espropriati nel 1980, dunque i privati ottengono preziose cubature in cambio di nulla.

Questi i passaggi sui quali indagano i carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, per capire cosa sia accaduto e stabilire eventuali responsabilità.

case-vip-latina-messaggeroL’ESPROPRIO E IL PROGETTO IACP. Negli anni Settanta il Comune di Latina approvò un progetto predisposto dall’Istituto Autonomo Case Popolari della Provincia di Latina relativo alle opere di urbanizzazione da realizzare nell’ambito del piano di Zona del quartiere Q1. Si tratta dell’area che comprende le case popolari conosciute come “Arlecchino” per la loro particolare colorazione e che racchiude una vasta zona fino a viale Nervi dove oggi sorge il Palazzo di Vetro. Nel quadrante, che sull’altro lato confina con via del Lido, andavano realizzate opere di interesse pubblico, come ad esempio le preziose aree verdi che oggi scarseggiano sempre di più. Per questo motivo il Comune espropriò molti terreni, pagando indennità per diversi milioni di vecchie lire ai proprietari delle aree. Tra i terreni finiti in questo modo nelle mani del Comune c’erano anche quelli dove oggi sorgono le 5 palazzine di pregio finite nell’indagine dei carabinieri. Come è possibile che furono edificati dai privati se i terreni erano del Comune?

INDAGINE NATA PER CASO. Nessuno si è accorto di nulla fino a quando, nel febbraio scorso, i tecnici comunali sono chiamati a valutare un progetto che non c’entra nulla con questa vicenda: la realizzazione di un parcheggio di fronte al Palazzo di Vetro per sanare alcuni abusi realizzati all’interno del centro commerciale (nella zona dove c’è un cinema che in realtà doveva essere un parcheggio). Il progetto, al momento fermo, prevede la realizzazione di posti auto nel terreno accanto al semaforo di “Gommalandia”, proprio all’incrocio con viale Nervi.

palazzine-viale-nervi-latina-3Analizzando le carte si scopre che il terreno è comunale, così come l’intera area espropriata nel 1980, anche i terreni dove sorgono i palazzi signorili. Immaginabile lo stupore dei tecnici del Comune: immediatamente parte una segnalazione alla Procura per verificare l’anomalia di quelle 5 palazzine sorte su terreni del Comune. Scatta l’inchiesta del pm Giuseppe Miliano.

Non c’è voluto molto a scoprire che quei terreni erano del Comune dal 1980 e che, nel 1998, i privati avevano ceduto gratuitamente una parte delle aree (in realtà non di loro proprietà) ottenendo nuova volumetria per costruire nella zona adiacente. Hanno in sostanza regalato al Comune dei terreni che erano già suoi. E in cambio hanno potuto costruire 21.172 metri cubi, divisi in 5 palazzine, su terreni comunali. Un bell’affare, per i privati ovviamente, non certo per il Comune e per la collettività.

giuseppe-miliano-latina24ore-74682345LA CONVENZIONE E LE CUBATURE. La convenzione tra Comune e privati fu firmata nel 1998, in Municipio, dal notaio Massimo Lottini, dall’allora dirigente del settore Urbanistica ingegner Aldo Maria Calò e dai 5 proprietari dei terreni oggetto della convenzione, in particolare tre privati e due rappresentanti di società. Il notaio procedette nella stesura dell’atto di 60 pagine, comprese alcune tavole allegate. Una convenzione complessa e articolata che, semplificando per rendere la questione comprensibile, può essere così sintetizzata: i privati cedettero gratuitamente al Comune una parte dei loro terreni in cambio di volumetria per costruire sui terreni adiacenti. In realtà tutti i terreni di cui si parla erano già del Comune, ma ciò non emerge in alcun modo. Il guadagno dunque è evidente per i privati. Nell’articolo 3 si legge: «Con la presente convenzione le società (…) e i signori (…) acquisiscono il diritto a realizzare le volumetrie (…) calcolate sulla base delle aree computabili ai fini dell’incremento della cubatura residenziale».

I carabinieri e la Procura vogliono capire come sia stato possibile tutto ciò. Chi doveva controllare? Qualcuno sapeva dell’esproprio?

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