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Tornano a Lenola le spoglie di Don Giacchino Rey, il parroco delle trincee

Domenica 23 luglio le spoglie di Don Giacchino Rey, medaglia d’oro al merito, faranno ritorno a Lenola, sua città di origine. L’arcivescovo di Gaeta Luigi Vari accogliendo la preghiera della comunità di Lenola ha richiesto alla Santa Sede per questo sacerdote, eroe della fede, la sepoltura di privilegio nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore che è stata benevolmente concessa con Decreto del cardinale Beniamino Stella, prefetto della Congregazione del Clero.

L’inizio della cerimonia di domenica 23 luglio presieduta dall’Arcivescovo, con la partecipazione delle autorità pubbliche e dell’Associazione nazionale ANRP, sarà alle ore 18.45.

Don Gioacchino sarà accolto all’ombra della Basilica della Madonna del Colle, cuore della fede di ogni lenolese e da dove apprese il coraggio e la passione della fede, poi attraverserà la Scalinata della Pace che congiunge la Basilica alla Chiesa madre passando per le case che lo videro già fanciullo segnato per una vocazione più alta e fino al Duomo di Santa Maria Maggiore. Da questo luogo di riposo don Gioacchino continuerà a parlare di Dio all’uomo, della passione di Dio per l’uomo più povero più bisognoso più emarginato.

Don Rey era nato il 26 luglio 1888 e ordinato sacerdote il 19 luglio 1914 dall’Arcivescovo di Gaeta fu chiamato ad esercitare il ministero come Cappellano militare durante la Grande Guerra. Decorato Medaglia di bronzo e Gran Croce al merito il Papa Pio XII per la benemerita opera graziosamente lo appellò “parroco delle trincee”. In seguito svolse il ministero di parroco nella zona Quadraro di Roma presso la chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio durante l’occupazione tedesca.

Con eroico coraggio e incurante dei gravissimi rischi personali, aiutò la lotta clandestina e, con generoso slancio pastorale, sostenne coloro che cercavano scampo dalle violenze e dalle crudeltà delle forze occupanti. In particolare, durante il feroce rastrellamento di centinaia di uomini del quartiere effettuato dalle truppe naziste, dopo essersi offerto al nemico come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, con la propria encomiabile e instancabile opera, riuscì a far liberare ostaggi e a fornire sostegno e conforto ai perseguitati e alle famiglie dei deportati, consentendo anche di ricostruire l’identità dei deportati e di preservare la memoria delle persone coinvolte.

Fulgido esempio di incondizionato amore per il prossimo, di condivisione delle altrui sofferenze e di straordinarie virtù cristiane, don Giacchino spirò in Roma nell’atto di compiere un ultimo atto di sacerdotale carità il 13 dicembre 1944. Il Presidente della Repubblica lo ha insignito alla memoria della Medaglia d’oro al merito civile con Decreto del 7 aprile 2017.

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