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Parigi, una studentessa 17enne di Roma: Ho visto gente morire davanti a me

attacco-terroristi-parigi-13-11-2015-2Il giorno dopo l’orrore. Quando si realizza di essere, fortunatamente, sani e salvi ma davanti agli occhi scorrono, ancora vivide e terribili, le scene di panico vissute in prima persona. Così Eva, studentessa di un liceo romano, il Virgilo, per un anno a Parigi, racconta le ore degli attentati terroristici di cui è stata testimone.

Un post su Facebook, denso e asciutto, come sa essere solo la cronaca vissuta sulla propria pelle: «Vivere in prima persona un’esperienza del genere – l’esordio – ti cambia la vita». La giovane ripercorre la serata di ieri nella capitale francese. Un venerdì sera trascorso fuori casa, iniziato normalmente con lo sfondo dei colori di una Parigi in notturna e finito, improvvisamente, nel buio della morte e della disperazione. «Vedere la gente cadere e morire a pochi metri da te – racconta-, essere vittima di una sparatoria, dover rimanere ore chiusa in un ristorante ‘per sicurezzà, per poi non saper dove andare, dove stare al sicuro e dove no. Sentirsi sola, e in pericolo. Vedere un mitra a pochi passi da te, ed aver avuto la prontezza di scappare».

attacco-terroristi-parigi-13-11-2015E ancora, le parole rincorrono gli attimi vissuti, per fissarli nella mente, forse anche per aiutare a comprenderli. «Dover vagare in cerca di una via di scampo per tornare a casa, con metro chiusa, taxi pieni, e persone sconvolte. Dover, infine, rifugiarsi e dormire in un albergo, per poi non sentirsi al sicuro neanche lì. Sentire pian piano i numeri crescere: due morti, sei morti, trenta morti, quaranta morti, ottanta morti; sessanta ostaggi. Otto attentati. Il tutto in una città che già precedentemente era stata colpita. Ricorderò a vita questo avvenimento in cui (purtroppo) sono stata coinvolta».

«Nessuno dovrebbe vivere con la paura», dice la giovane studentessa sintetizzando in sei parole un messaggio profondissimo. Poi, quasi a scusarsi, chiude così il suo post: «La grammatica fa schifo e non so se sono riuscita a trasmettere a pieno, ma ciò che volevo dire è che finchè non vivi in prima persona una cosa del genere, sottovaluti molte cose. Grazie a tutte le persone che mi hanno scritto e si sono preoccupate per me, davvero. Ora sto bene».

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