Morphe Arreda

Commercianti di sigarette elettroniche protestano a Roma

09/07/2013 di
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«Non siamo fumo»: è lo slogan della manifestazione organizzata davanti a Montecitorio dall’Associazione nazionale fumo elettronico (ANaFE). Vari i cartelli esposti dai manifestanti, che protestano contro la tassazione sulle sigarette elettroniche: «Ve siete fumati er cervello», si legge in uno dei più evidenti, esposto sotto tante bandiere blu al vento.

«La tassazione a cui stanno pensando – spiega uno dei manifestanti – equipara le sigarette elettroniche a quelle sigarette tradizionali. Ma le e-cig non sono tabacco, fanno meno male e faranno risparmiare allo Stato in termini di spesa sanitaria in prospettiva». Ma il problema, spiegano in piazza, è che in Italia in poco più di un anno è nato un mondo di 3.000 imprese e 5.000 persone che hanno investito nella sigaretta elettronica. «Io ci ho speso la mia liquidazione da licenziato», racconta il proprietario di un negozio di Latina.

La maxi tassa del 58,5% sulle sigarette elettroniche, che vengono così equiparate alle tradizionali bionde, è una delle misure decise dal governo per decreto il 26 giugno scorso per bloccare l’aumento Iva dal 22 al 23% fino a ottobre. Nel provvedimento è stabilito anche che le e-cig potranno essere vendute solo dai tabaccai. L’imposta di consumo del 58,5% sarà in vigore dal primo gennaio 2014 e sarà applicata sui »prodotti contenenti nicotina o altre sostanze idonei a sostituire il consumo dei tabacchi lavorati nonchè i dispositivi meccanici ed elettronici, comprese le parti di ricambio, che ne consentono il consumo«, cioè cavi Usb e batterie. A vendere questi prodotti saranno i tabaccai: il che significa la chiusura dei negozi recentemente aperti.

  1. Arma a doppio taglio: da una parte lo Stato combatte i tumori provocato dal fumo delle sigarette. E dall’altra parte vende sigarette che provocano tale male. Qualcuno ha inventato la sigaretta elettronica. E gli incassi nelle casse dello Stato sono diminuiti. Che fare? Tassiamole. Morale della favola: allo Stato chi si ammala di tumore, non gliene frega un caz*o. Pensano solo a fare cassa per poter soddisfare gli intrallazzi di chi è seduto in parlamento.

  2. quoto Maria, il senso del discorso non fa una piega. Continuiamo però a dare credito ai ciarlatani che ci rappresentano, andandoli a votare. Sono tutti uguali, nessuno escluso, fino a quando prenderanno tutti quei soldi e beneficeranno di tutte quelle agevolazioni, non gli crederò più. Preferisco non essere rappresentata da nessun politico, tanto loro fanno gli interessi del padrone di partito, nn quello del popolo sovrano!

  3. Cara Titti ieri ci hanno declassato. Ci hanno tolto un + Il motivo per il quale la stampa e TV di regime (Leggi pure partiti ) parla poco è perché l’agenzia americana ha messo in luce che per uscire dalla crisi (almeno) occorre tassare le rendite finanziarie e abbassare le tasse al popolo della busta paga, artigiani e company. E non è la prima volta. Ma i nostri governanti fanno orecchie da mercanti.