CERVELLI IN FUGA, IL MEDICO DI LATINA CHE HA OPERATO LE SIAMESI A LONDRA

05/12/2008 di
E’ originario di Cisterna, la sua famiglia è a Latina da sempre, lui torna per far visita alla mamma e per una consulenza al policlinico “Umberto I” di Roma dal quale è partito e dove stanno cercando di farlo tornare.  

Il professore Agostino Pierro, 54 anni, è il chirurgo pediatrico che ha realizzato l’intervento per separare le gemelle siamesi nei giorni scorsi.  E’ uno dei “cervelli” italiani valorizzati altrove.  Undici ore di operazione per cercare di dare una speranza a Hope e Faith, nate con due cuori separati ma un solo fegato e con intestino in comune ed unite dallo sterno fino al basso ventre.  La prima non ce l’ha fatta, la seconda ha ancora qualche possibilità.  Non operare, comunque, avrebbe significato il decesso sicuro.  Per questo la madre, Laura, e il papà, Aled, hanno voluto provare e si sono affidati ai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, guidati dal docente pontino – ordinario all’università di Londra – che ha lasciato l’Italia oltre 20 anni fa. «All’estero c’erano e ci sono molte più possibilità – spiega – sono stato a Toronto e adesso a Londra, un intervento così complesso in Italia non sarebbe stato possibile».  In Inghilterra ha seguito casi anche provenienti dall’Italia, come quello di gemelle siamesi che ora stanno bene e di due maschi, uno dei quali deceduto successivamente.  L’attenzione dei media inglesi e del mondo scientifico, però, adesso è tutto sulla piccola Faith, “Fede”: «Con i genitori siamo stati chiari, la situazione era disperata e siamo anche dovuti intervenire subito perché eravamo in presenza di un blocco intestinale – spiega  il professore – le bambine provenivano da un altro ospedale, abbiamo fatto il massimo, quella deceduta aveva i polmoni troppo piccoli che non hanno permesso un’adeguata circolazione.  L’altra è stabile ma molto critica, la sua condizione cardiaca è grave, è in terapia intensiva e ha il 50% di possibilità di farcela, i genitori erano consapevoli di questo e hanno acconsentito.  E’ stato uno dei casi più complessi che abbiamo seguito».  Già, 50% contro nulla è già moltissimo per una giovane mamma che nonostante il consiglio dei medici  sulla  pericolosità della gravidanza, si era opposta alla possibilità di abortire.  Martedì la donna, accanto al marito, ha visto la piccola Hope spegnersi.  Ora  la speranza è  concentrata su Faith.  E per lei “tifano” anche medici e personale dell’ospedale «uno dei più grandi e importanti in Europa e nel mondo e con la maggiore esperienza in questo genere di interventi» – aggiunge Pierro.  E il ritorno in Italia?  Non dispiacerebbe.  Qui ci sono gli affetti, i ricordi, la volontà di portare esperienza. «Avrei molto piacere di potermi adoperare per operare  bambini italiani con grandi problematiche che richiedono interventi chirurgici complessi.  Servirebbe una cattedra, la direzione di in dipartimento e una scuola di specializzazione in un ospedale di riferimento nazionale – dice – con l’organico per impostare un lavoro clinico e scientifico di competenza internazionale e di ricerca di avanguardia».  Alll’ “Umberto I” ci stanno provando,   riportarlo a casa sarebbe un bel colpo.