Morphe Arreda

Elezioni, rush finale per la sfida per la Regione Lazio

02/03/2018 di
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La corsa è finita: gli ultimi minuti della partita per la presidenza alla Regione Lazio questa sera si giocano ai vertici del triangolo Roma-Latina-Amatrice, dove i candidati principali hanno lanciato il loro conclusivo appello al voto, in attesa del verdetto delle urne.

La corsa è a tre, più un outsider, e due hanno scelto la difficile piazza di Latina per il loro comizio di chiusura: il governatore uscente del centrosinistra Nicola Zingaretti a viale Italia, il candidato del centrodestra Stefano Parisi a 300 metri di distanza – a piazza del Popolo – assieme a Giorgia Meloni. In un altra Piazza del Popolo, quella di Roma, c’è Roberta Lombardi alla kermesse M5s.

Più distante, nella sua Amatrice, il palco del candidato indipendente Sergio Pirozzi. Ultime schermaglie dopo una giornata di dichiarazioni al vetriolo, iniziata al mattino negli studi Rai per un dibattito di fine corsa. Otto sedie occupate – Zingaretti, Parisi, Pirozzi, Elisabetta Canitano di PaP, Mauro Antonini di Casapound, Jean-Leonard Touadì di Cp, Giovanni Azzaro della Dc, Stefano Rosati di Riconquistare l’Italia – una vuota.

Manca Roberta Lombardi: «Un confronto a 9 – fanno sapere dal suo staff – non è un confronto. Da quelli veri è sempre scappato». Poi lancia una proposta di programma: blocco delle cartelle esattoriali e bonus badanti.

Ma oggi anche Nicola Zingaretti ha dato le sue zampate: «Di Maio dice che io sono l’establishment? A 27 anni come primo lavoro faceva il deputato e fa il proletario… – ha detto il presidente uscente – Io ho fatto la gavetta e sono stato votato».

IL COMIZIO A LATINA. «Non è oggi il tempo dell’odio e della demagogia, ma è il tempo della passione e delle soluzioni. È questo il modo per cominciare una battaglia etica e culturale. Perchè la possibilità di cambiare c’è, ma dobbiamo riaccendere il motore della nostra comunità». Nicola Zingaretti ha lanciato dal palco un incitamento, per andare avanti, ma soprattutto un incitamento all’unità rivolto alla comunità, ai sindaci, agli amministratori, agli anziani e agli studenti, a chi produce, a chi fa ricerca nell’università. «Perché noi crediamo nella crescita, la vogliamo e la garantiremo – ha detto il governatore uscente- Una crescita al servizio di tutti e soprattutto divisa all’insegna dell’uguaglianza e della solidarietà. Perché chi ha avuto di meno, ora, deve avere di più per ritornare cittadino in questo nostro Paese».

Il governatore ne ha anche per Stefano Parisi: «Sia più umile, faccia meno il professorino, è arrivato qui solo perché ha fallito il suo progetto politico. Di Amatrice ha letto sui giornali. Se pensa di capirla in due ore non ha capito nulla della vita». «È nervoso – la replica del leader di Epi – era convinto che avrebbe continuato a fare il presidente ma non sarà così. Siamo in crescita».

Parisi ha però una spina nel fianco, quel Sergio Pirozzi che frammentando il voto del centrodestra rende più complesse le sue chance di vittoria: «Ma se perderà – ha detto il ssindaco dello scarpone – non mi sentirò responsabile, perché sono d’accordo tutti, c’è una spartizione delle Regioni a tavolino». Un patto nazionale, lascia intendere, per lasciare il Lazio al centrosinistra. Ultimi veleni.

Sabato il silenzio, domenica si vota.