SANITA’, PROCURA APRE INCHIESTA SU SPOIL SYSTEM

10/10/2007 di
Un’inchiesta è stata aperta dalla Procura di Roma per verificare se ci siano state irregolarità nell’applicazione della norma sullo spoil system nella
sostituzione dei manager della sanità regionale.

 
L’indagine, avviata sulla base di un esposto presentato dalla Fials (federazione italiana autonoma lavoratori della sanità), è stata affidata al pm Adelchi D’Ippolito che ha aperto un fascicolo intestato, per il momento «atti relativi a». In particolare, la Federazione, a quanto si è appreso, avrebbe chiesto all’autorità giudiziaria di verificare se nell’attività posta in essere dall’attuale governo del Lazio nella sostituzione dei manager siano stati compiuti degli abusi, dei fatti penalmente rilevanti.
 
In sostanza, di verificare se nelle revoche degli incarichi dei direttori generali, sia stata rispettata la normativa. Per far luce su questa vicenda il magistrato ha affidato ai carabinieri il compito di acquisire le relative delibere di giunta e ogni altro atto in materia. Agli atti dell’inchiesta anche la sentenza 104/2007 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la legge regionale sullo spoil system nella parte in cui prevede che i manager «decadono dalla carica il 90esiomo giorno successivo alla prima seduta del consiglio regionale salvo conferma con le stesse modalità previste per la nomina».
 
La Consulta era stata chiamata a pronunciarsi sulla vicenda dal Consiglio di Stato cui erano ricorsi sei manager, Benedetto Bultrini (ex direttore generale dell’azienda ospedaliera San Filippo Neri), Patrizio Valeri (ex dg RmD), Carlo Mirabella (ex Usl di Frosinone), Benito Battigaglia (ex dg Usl Latina), Franco Condò (ex dg RmE), Domenico Alessio (già al vertice del San Camillo). Per quanto riguarda Bultrini il Consigli di Stato respinse il 19 giugno scorso la richiesta di sospensiva del provvedimento di decadenza dall’incarico «considerato che, come concordamente affermato dai difensori delle parti, il ricorrente in primo grado si trova attualmente agli arresti domiciliari; considerato, quindi, che, allo stato, non appare possibile accogliere la richiesta cautelare di reintegrazione in forma specifica».