Picchia e uccide la suocera, arrestato un 44enne a Latina

15/01/2022 di

Ieri sera agenti della squadra mobile e della squadra volante di Latina hanno arrestato Antonio Salvatore Zappalà, 44 anni di origini siciliane, già noto per avere a suo carico alcuni precedenti di polizia. L’uomo è accusato di aver ucciso la suocera Nadia Bergamini, 70 anni.

I fatti si sono svolti ieri sera all’interno di un appartamento in via Casorati, nei pressi del centro Morbella, dove viveva la vittima: nel pomeriggio di ieri la figlia di quest’ultima rientrando in casa aveva trovato la madre agonizzante e con chiari segni di lesioni da trauma.

In casa aveva inoltre trovato il suo compagno che non avrebbe saputo riferire in quella circostanza le cause che avevano causato il ferimento della donna.

Chiamati immediatamente i soccorsi la donna veniva trasportata in ospedale e sottoposta a delicato intervento chirurgico per rimuovere un vasto ematoma cerebrale, ma nonostante gli sforzi profusi dai sanitari, la donne decedeva poche ore dopo.

Gli agenti della squadra mobile e della squadra volante che nel frattempo si erano recati nell’appartamento della vittima al fine di acquisire elementi utili alla ricostruzione dei fatti, subivano l’agitata reazione dell’attuale indagato, che peraltro rifiutava di aderire all’invito degli agenti affinché indossasse la mascherina anti-covid, tanto che in conseguenza della resistenza opposta ai pubblici ufficiali veniva condotto in Questura.

All’esito delle prime indagini emergevano gravissimi indizi di colpevolezza in capo al quarantaquattrenne, il quale avrebbe percosso la donna, per motivi ancora non chiari, sino a farla rovinare per terra, così procurandole le gravi lesioni che poi ne avrebbero causato la morte.

Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Latina, sono tuttora in corso al fine di ricostruire l’intera vicenda.

L’uomo si trova in stato di arresto a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

Nadia Bergamini, 70 anni, era la titolare di un bar al lido di Latina dove lavorava anche il genero accusato di averla uccisa.