PECULATO IN TRIBUNALE, I TESTI RACCONTANO LA CONFESSIONE DI SILVANA BALDASSARRE

13/11/2008 di

di MARCO CUSUMANO *

«E’ vero, i soldi li ho presi io. Avevo difficoltà in famiglia». I testimoni hanno raccontato ieri mattina, davanti ai giudici del collegio penale, come Silvana Baldassarre ha confessato ai colleghi di aver intascato il denaro destinato alle casse del tribunale.

Quattro testimoni, tutti colleghi dell’imputata (non presente al processo), tutte persone che hanno lavorato con lei, spesso gomito a gomito, in quello stesso tribunale dove ieri si sono trovati a testimoniare su fatti così gravi. Silvana Baldassarre, ex funzionaria del Tribunale di Latina, è accusata di aver trattenuto il denaro versato dalle persone condannate a pagare le “spese di giustizia”. Una vera e propria “cresta” durata almeno cinque anni che ha permesso all’imputata di raccogliere un bottino non ancora esattamente quantificato visto che, a quanto emerso, continuano ancora oggi a spuntare nuovi presunti ammanchi.

In aula ha parlato Emma Rovagnoli, ex dipendente del Tribunale che si occupava dello smistamento della posta. «In quel periodo – ha raccontato – avevo una rubrica sulla quale venivano annotati tutti i vaglia e gli assegni che arrivavano in Tribunale. Il 17 giugno 2005 la Baldassarre mi chiese la rubrica per fare alcuni controlli. Poi tornò dicendo che aveva fatto un pasticcio: sostenne di aver versato dello yogurt su una pagina della rubrica che poi aveva strappato. Mi disse che non voleva farlo sapere a Moscarino (dirigente del Tribunale, ndr). Io rimasi stupita e le dissi: “Ma ti rendi conto?”. Poi raccontai tutto a Marina Pica (altra funzionaria, ndr)». Dopo quel grave episodio il caso esplose come un terremoto all’interno del Tribunale.

«Quando venni a conoscenza dell’accaduto – ha raccontato ieri in aula la dirigente Franca Battaglia – rimasi subito stupita innanzitutto per il metodo applicato per incassare i crediti. Immediatamente mi preoccupai di avviare un controllo approfondito per capire cosa era accaduto e per chiarire questa prassi che mi sembrava non regolare. A quel punto, però, si presentò la Baldassarre e mi disse: “E’ inutile che fai controllare, i soldi li ho presi io per difficoltà familiari”. Rimasi senza parole e le dissi: “Ti rendi conto di cosa hai fatto?”». Un’altra collega della Baldassarre, Sabrina Valentini, ha poi aggiunto che l’imputata era l’unica persona ad avere la chiave del cassetto dove erano custoditi i vaglia e che la Baldassarre chiese «perdono per ciò che aveva fatto». I testimoni hanno risposto alle domande incalzanti dell’accusa, rappresentata dal pm Raffaella De Pasquale, e a quelle del difensore di Silvana Baldassarre, l’avvocato Amleto Coronella che ha sottolineato alcuni elementi ritenuti poco chiari nella ricostruzione dei fatti.

Oltre al processo penale la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sull’ammanco: alla Baldassarre potrebbe essere chiesto un maxirisarcimento di 500.000 euro anche per i danni «all’immagine della giustizia». I soldi trattenuti dalla Baldassarre erano soprattutto quelli versati da imputati condannati al risarcimento delle spese processuali o al pagamento di multe. Il processo per falso e peculato proseguirà il 7 gennaio. (* Il Messaggero, 13-11-2008)