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Strage di Cisterna, Antonietta sarà seguita in una struttura protetta

Ha lasciato l’ospedale dopo tre settimane, con la drammatica consapevolezza che non potrà mai più riabbracciare le sue bambine, uccise dal padre quella tragica mattina del 28 febbraio nella loro casa di Cisterna di Latina.

Antonietta Gargiulo ora sta meglio e potrà cominciare la riabilitazione dopo essere sopravvissuta alla furia del marito che la ferì a colpi di pistola. La stessa arma con cui poi il carabiniere Luigi Capasso si scagliò contro Alessia e Martina, di 8 e 14 anni, prima di togliersi la vita al termine di un’estenuante trattativa con i colleghi carabinieri. Scortata dai militari dell’Arma, Antonietta ha salutato i medici del San Camillo che l’hanno tenuta in cura durante il lungo periodo di degenza, nel quale è stata sottoposta anche ad un intervento maxillo-facciale alla mascella sinistra.
Ad accompagnarla i familiari più stretti, gli stessi che le hanno rivelato della morte delle figlie appena qualche settimana fa, il giorno prima dei funerali delle bambine. Ora per la 39enne comincerà il percorso di riabilitazione in un casa di cura, durante il quale continuerà ad essere seguita dagli psicologi, così come avvenuto nei 21 giorni di ospedale.
Il 28 febbraio scorso Luigi Capasso, carabiniere 44enne originario di Napoli, tentò di uccidere la moglie in garage, mentre si preparava ad andare al lavoro. Poi salì in casa ed aprì il fuoco sulle due figlie, uccidendole. In preda alla follia omicida, rimase per ore barricato in casa, mentre i carabinieri tentarono una lunghissima trattativa nel tentativo di convincerlo a consegnarsi. Infine il suicidio con la stessa arma con cui aveva sterminato la famiglia.
Sul duplice omicidio seguito dal suicidio commesso dal militare sono in corso due indagini della magistratura, una della procura di Latina e un’altra di quella militare. Anche l’Arma dei carabinieri ha avviato un’inchiesta interna. Si tratta di verificare se ci siano state omissioni o trascuratezze, visto che la moglie dell’appuntato aveva presentato un esposto sul comportamento aggressivo del marito, che non accettava la separazione, anche con le figlie. Capasso era già stato sottoposto in passato a un iter disciplinare. Quando chiese di poter usare un alloggio di servizio in caserma a seguito della separazione gli fu prospettato di farsi seguire da uno psicologo dei carabinieri, ma rifiutò sostenendo di averne già uno.
Fu sottoposto all’esame di una commissione medica che, dopo avergli dato otto giorni di riposo, lo giudicò idoneo al servizio. Di conseguenza potè tenere la pistola d’ordinanza, con cui poi ha sparato alla moglie e ha ucciso le figlie.

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