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Strage di Cisterna, la Procura smentisce Chi l’ha visto: Bambine uccise subito dal padre

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«Mi corre l’obbligo fare precisazioni su contenuti della trasmissione televisiva Chi l’ha visto. Si è parlato dell’esistenza di apparecchiature, per rilevare presenza di persone in luoghi in dotazione dell’Arma dei carabinieri e non utilizzate. Apparecchiature che ove utilizzate avrebbero rilevato la presenza in vita della figlia maggiore di Capasso. Ciò non corrisponde a verità. Un apparecchio del genere, che io sappia, non è in dotazione all’Arma e bisogna riaffermare che le due povere bambine erano già morte quando le forze dell’ordine si sono presentate in loco».

andrea-de-gasperis-latina-47868272487633Lo ha detto il capo della Procura di Latina Andrea De Gasperis in merito all’omicidio di Martina e Alessia Capasso avvenuto per mano del padre suicida Luigi Capasso il 28 febbraio scorso.

La trasmissione Rai mercoledì sera aveva ipotizzato l’uso di termo-rilevatori che avrebbero confermato la presenza in casa di 2 persone vive, dunque per ipotesi il padre Luigi Capasso e la figlia maggiore Alessia.

Una tesi mai emersa che oggi la Procura di Latina smentisce categoricamente, confermando che le bambine sono state uccise dal padre poco dopo il suo ingresso in casa, intorno alle 6 del mattino, molto prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

VIDEO INTERVISTE AI TESTIMONI “Abbiamo sentito subito gli spari in casa”.

Oltre del capo della procura De Gasperis, è intervenuto in conferenza stampa anche del sostituto procuratore Giuseppe Bontempo che ha coordinato le operazioni la mattina del 28 febbraio a Cisterna di Latina, il maggiore dei carabinieri Pietro Di Miccoli e il maggiore Barbera.

«Avvisati da un inquilino che sente spari, i carabinieri sono arrivati alle 6 meno dieci e al loro arrivo i testimoni riferiscono di aver sentito sei spari nel’appartamento poi più nulla. I carabinieri che presidiavano area non sentono altri colpi se non alle 13.15 quando Capasso si spara in bocca».

A parlare è il solo procuratore Capo De Gasperis. «La piccola è stata attinta da tre colpi, – spiega il procuratore – la più grande da sei colpi. Tutte e due alla testa e in parti vitali e un’arma di quel tipo non dà speranza di sopravvivenza. Nulla hanno potuto fare i carabinieri che invece hanno operato come si doveva operare. Non si fanno sparatorie come nei saloon del far west ma si agisce con professionalità come è stato fatto in questo caso intervenendo in sicurezza dopo l’ultimo sparo. L’intervento dei carabinieri è stato tempestivo tanto che alle 11.30 il Gis partito da Livorno era già sul posto. Ci tenevo a dire queste cose per evitare inutili cacce alle streghe». Anche la mamma delle piccole è stata attinta da tre colpi di cui uno alla mandibola, ma non è morta. «Non è morta perchè immediatamente soccorsa».

Inoltre lo stesso procuratore capo ha confermato che l’autopsia non è stata disposta ne sul corpo di Capasso né su quello delle bambine. «Non serviva – ha risposto – dato che la causa della morte era certa».

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