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Calcio Catania, in 11 anni dai successi al declino

pulvirenti-catania-2015Una parabola lunga undici anni. Prima luminosa, poi inesorabilmente declinante sino alla bufera odierna. La storia del Calcio Catania targata Antonino Pulvirenti è un percorso sulle montagne russe. Alti e bassi prima di infilarsi nel buio di un tunnel che ora sembra senza uscita.

Tutto comincia nel maggio del 2004. Pulvirenti è il presidente dell’Acireale che lotta per la promozione dalla C1 alla B, ma l’occasione che gli si presenta a stagione ancora in corso è troppo ghiotta: rilevare il Catania dalla famiglia Gaucci, decisa a mollare il timone dopo tante battaglie, giudiziarie e non solo. Il passaggio di consegne è rapido e Pulvirenti lo è altrettanto nell’annunciare un progetto che prevede la promozione in A nell’arco di un triennio. Affiancato dall’amministratore delegato Pietro Lo Monaco (anch’egli coinvolto nell’operazione di polizia odierna), il nuovo numero uno del club etneo brucia i tempi e già nel 2005-2006 riporta i rossazzurri nel massimo campionato dopo 23 anni di assenza. In panchina c’è Pasquale Marino, che firmerà anche la salvezza da infarto dell’anno seguente (2-0 al Chievo sul neutro di Bologna), felice epilogo sportivo di una stagione drammaticamente segnata dal derby col Palermo del 2 febbraio 2007 nel quale perde la vita l’ispettore di polizia Filippo Raciti. Soffre, il Catania. Eppure la spunta sempre diventando rampa di lancio per giocatori e soprattutto allenatori. È il caso di Walter Zenga, che sigla un’altra salvezza in extremis nel 2007-2008 (pari decisivo a 5′ dalla fine nel match dell’ultima giornata contro la Roma, in lotta con l’Inter per lo scudetto) e quella più serena dell’annata seguente, o di Sinisa Mihajlovic, che nel 2009-2010 arriva a gennaio e nella seconda metà di torneo raddrizza un cammino apparentemente compromesso. Il sodalizio con Lo Monaco pare sempre più forte, tra plusvalenze notevoli (Vargas, Martinez) e un consolidamento societario che porta all’inaugurazione, nel maggio del 2011, di Torre del Grifo, moderno centro polifunzionale alle pendici dell’Etna nel quale il club etneo stabilisce il nuovo quartier generale.

I rossazzurri continuano a valorizzare tecnici anno dopo anno: da Pablo Simeone a Vincenzo Montella sino a Rolando Maran, che porta la squadra al record societario di punti (56) in Serie A. Tutto sembra andare per il verso giusto, anche dopo la brusca rottura con Lo Monaco, rilevato da Sergio Gasparin. Il giocattolo, però, sta per rompersi. Giunto all’ottavo campionato di fila in A (altro record societario), il Catania entra in una spirale negativa che lo vede retrocedere al termine della stagione 2013-2014 nonostante ripetuti e vani cambi di allenatore e quindi fare persino peggio quest’anno nel torneo di B, concluso con una salvezza all’ultima giornata e tra mille contestazioni all’indirizzo di Pulvirenti e del suo vice Pablo Cosentino, procuratore argentino nei quadri societari dal 2013 e criticatissimo protagonista di un pessimo biennio.

Sembrava il punto più basso della gestione Pulvirenti. Lo è stato. Sino a oggi.

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