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LETTERA Scandalo Lollo, come è stato possibile?

lollo-antonio-finestraSpettabile Redazione,

mi permetto di rappresentare di seguito un diverso spunto di riflessione sulla nota e triste vicenda del Giudice Lollo. Tanto e da più parti è stato detto su “cosa sia stato” ma non si può capire a fondo la questione del “Lollogate” se non ci si concentra dovutamente sul “come sia stato possibile”.

La Magistratura è certamente un organo fondamentale del nostro Ordinamento e come tale deve dare verso l’esterno un segnale di trasparenza esemplare, che si tramuta poi in fiducia dei cittadini verso la Giustizia. Pertanto il cittadino che si rivolge alla Giustizia deve percepire la certezza, senza ogni minimo sentore di dubbio, che il Giudice applichi la legge, al di là dei proprio interessi, sempre. Tale fiducia del cittadino si riverbera poi positivamente nella stessa attività del Giudice, che agisce essendo considerato dalle parti, come deve essere, nella sua funzione assolutamente giusta e imparziale.

Orbene, nel marzo 2015 a seguito dell’arresto del Giudice Lollo, la cittadinanza è venuta a conoscenza di un sistema corruttivo nella sezione fallimentare del Tribunale di Latina. Non un singolo e sporadico caso ma un vero e proprio giro di ampie proporzioni che coinvolgeva diversi soggetti, oltre al Magistrato, e andava avanti da diverso tempo. In pratica un vero e proprio scambio di denaro tra Giudice e incaricati.  Questi, sovente scelti come tecnici della procedura, anzi delle procedure più “redditizie”, percepivano parcelle da capogiro e giravano con svariate modalità una parte dell’importo al Giudice.

Una situazione davvero inquietante alla quale si sono interessati, come ovvio che sia, anche gli organi di informazione nazionale. Ma al di là delle incredibili vicende del “Lollogate” dovrebbe essere qualcos’altro a dover destare più preoccupazione e che forse sarebbe meritorio di ricevere una maggiore attenzione: e cioè quello che è accaduto, o meglio non accaduto, a monte.

E’ impensabile trattare questa incresciosa vicenda senza domandarsi come sia stato possibile che proprio nelle aule di giustizia si possa essere consumata una tale fattispecie di reato, nonostante le così ampie proporzioni, il tempo intercorso, le numerose avvisaglie fatte presenti anche da un altro Giudice della stessa sezione fallimentare sulla reiterazione di incarichi, sulle parcelle elargite, sulle sentenze scritte direttamente dagli incaricati o su approssimati prestampati, in un ambito della giustizia poi anche abbastanza particolare dove girano milioni di euro. Recenti notizie emerse a mezzo stampa parlano di “parcelle d’oro” pari anche a diverse centinaia di milioni di euro per singolo professionista emesse con “escamotage” in presenza di altri Giudici.

Ora ce ne sarebbe abbastanza per chiedersi se, considerate tali circostanze, qualche dubbio qualcuno doveva pur farselo venire. Un approfondimento sarebbe stato necessario, e anzi, da quello che poi è scaturito, doveroso? D’altronde dobbiamo essere sinceri. Se tutto ciò fosse accaduto in ambito politico o amministrativo, si sarebbe levato un enorme grido di scandalo per la mancanza di controllo del settore e sarebbe stato tirato in gioco, presumibilmente e giustamente, anche il dirigente responsabile.

I fatti invece raccontano che si è dovuta attendere una denuncia di un professionista per far emergere lo scandalo. Ma se non fosse stato per l’attenzione di un tecnico esterno alla Magistratura, dobbiamo ancora domandarci: il sistema corruttivo messo in piedi dal Giudice Lollo sarebbe stato ancora in atto? E per quanto tempo? Quanti altri danni milionari avrebbe procurato ai cittadini, creditori e falliti?

E’ possibile che un singolo Giudice, e al di là di una certa autonomia che deve pur possedere, possa ed abbia potuto operare per tutto questo tempo in un regime di malcelata spregiudicatezza e di così ampia autoreferenzialità?

Il perpetrarsi nel tempo di una simile situazione può indurre a pensare alle seguenti due ipotesi. O qualcuno o qualcosa all’interno del Tribunale non ha funzionato e quindi va necessariamente modificato, rivisto e corretto affinché in futuro un caso simile non possa ripetersi, oppure accettiamo che si sia fatto quanto si poteva e di conseguenza ammettiamo che il sistema Giustizia non abbia dentro di sé gli opportuni anticorpi per stanare casi del genere in futuro.

Questa seconda ipotesi è in tutta evidenza la più preoccupante perché è come tollerare, o accettare, che situazioni simili possano nuovamente accadere. E se può riaccadere a Latina può accadere nei Palazzi di Giustizia di tutta Italia.

Ecco perché la questione, vista in questi termini, assume un carattere di interesse collettivo e nazionale al di là della specificità del triste caso latinense e dovrebbe essere presa in seria considerazione anche dalla politica, in particolar modo dai Deputati e Senatori della provincia, apparsi fin’oggi alquanto distratti e distanti.

Infine forse, invece di revocare gli incarichi ai professionisti del capoluogo spostando così l’attenzione dal vero nocciolo del problema, ci si doveva concentrare, ma ancora è possibile se lo si volesse, su chi o cosa non abbia eventualmente funzionato all’interno del Tribunale in termini di controllo e di recepimento di segnali significativi pervenuti, dandone magari risalto anche pubblicamente. Questo vorrebbe dire, oltre ad una azione di forte trasparenza, anche una iniezione di fiducia nei cittadini verso la Giustizia e un recupero totale della figura del Giudice che eventi di questo tipo purtroppo possono rischiare di compromettere.

Massimo De Simone

Comments

comments

  • jo

    Immagino che nessuno ne sapeva niente!!!!! Che gente di m….., avvocati e politici compiacenti!!! Che vergogna, che paese……!

  • mauro

    Il problema non e’ tanto chi sapeva o non sapeva qualcosa ma come il sistema Giustizia, inteso in questo caso come il Tribunale di Latina, ha fatto a non sapere.

MandarinoAdv Post.