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Scambio di embrioni, dal Dna si saprà la verità

Presto si saprà la verità sul caso dei presunti embrioni scambiati durante una procedura di fecondazione assistita all’ospedale Pertini di Roma: nel corso di una riunione-fiume tra la direzione della Asl, la commissione regionale d’inchiesta e gli esperti inviati dal ministero della Salute si è deciso di procedere a una comparazione tra il Dna delle quattro coppie che si sono sottoposte al trattamento lo scorso 4 dicembre al Pertini e il materiale genetico conservato al Sant’Anna di Roma. Lì dove, cioè, a seguito di una villocentesi, a una delle quattro coppie è stato detto di essere sì in dolce attesa di due gemelli, ma che essi non avevano nulla di geneticamente compatibile con loro. In sostanza: la donna era incinta dei gemelli di qualcun altro.

«Questo test – ha affermato il direttore della Asl Roma B Vitaliano De Salazar – darà una risposta attendibile. Così dicono i genetisti, come il professor Novelli della commissione regionale. Chiedevamo da molto tempo di poter effettuare questo test: già tra qualche giorno si potrà cominciare a capire cosa è successo, e questo dovrebbe riportare serenità». In sostanza la Asl ha contattato tutte le coppie coinvolte nella vicenda, e col via libera dell’avvocato Michele Ambrosini, legale della coppia che ha sollevato il caso, si procederà ora a verificare se i villi coriali prelevati al terzo mese di gravidanza (cioè una parte della placenta che contiene informazioni genetiche sul feto) sono o meno compatibili con una delle altre tre coppie del 4 dicembre, nel qual caso, si riflette, l’ipotesi più plausibile è che al Pertini possa essere stato commesso un errore nella procedura, forse dovuto a una quasi omonimia di due delle coppie, forse al fatto che le pratiche sarebbero avvenute in tempi molto ravvicinati. In ogni caso le procedure nel Centro procreazione medicalmente assistita del Pertini saranno sottoposte a verifica, come è stato concordato con gli ispettori del Ministero.

Il caso ha innescato la psicosi in altre coppie che si erano sottoposte in precedenza a fecondazione assistita al Pertini. «Ma ora come faccio a sapere se questo bimbo è veramente mio figlio?», è la paura irrazionale che ha fatto prendere d’assalto il centralino dell’ospedale romano da cui è arrivata più tardi la rassicurazione: «faremo test a chi lo richiederà». Sulla vicenda dei presunti embrioni scambiati però non è neanche escluso che i villi risultino non compatibili con nessuna delle coppie in questione, e allora prenderebbe piede l’ipotesi che l’errore (come uno scambio di referti) possa esser stato commesso invece al Centro per la Tutela della Salute della Donna e del Bambino «Sant’Anna». Una decisione, quella di procedere a questa verifica, che non è stata affatto facile da raggiungere e che solo in serata è stato possibile render nota: è servito raggiungere l’accordo tra i mille attori in campo, superando paure, resistenze, timori e diffidenze.

«Gli esami – ha spiegato ancora De Salazar – saranno effettuati con procedure non invasive e ripetibili. Saranno svolti d’intesa tra la commissione della Asl RmB e il consulente della coppia». Che oggi ha riferito lo stato d’animo dei due futuri genitori: l’intenzione, ha affermato l’avvocato Ambrosini, è sempre quella di portare a termine la gravidanza, ma «la signora è agitata, perchè una situazione di questo genere crea ansie, paure e preoccupazioni. Chiede riservatezza: deve stare tranquilla per non mettere in pericolo la propria gravidanza».

Per ora di risarcimenti, se non proprio di denunce penali, non si parla: «In questo momento – ha detto ancora Ambrosini – è l’ultima delle nostre preoccupazioni. Aspettiamo gli esiti della commissione, ma credo che la cosa più giusta prima di parlare di risarcimenti sia aspettare la nascita dei bambini».

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