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Frosinone, gay pestati a sangue per un bacio

Pestati a sangue per un bacio gay, perchè a qualcuno quella manifestazione d’affetto tra due uomini è sembrata un’offesa da punire con la violenza. È accaduto nella notte tra sabato e domenica scorsi a Pignataro Interamna, 2500 abitanti circa in provincia di Frosinone, non lontano da Cassino.

C’è una festa, nelle strade del paese. Loro sono due turisti inglesi sui trent’anni, sposati. Una bella serata. Si siedono su una panchina, si baciano. Ma, racconteranno più tardi sporgendo denuncia ai carabinieri di Pontecorvo, vengono avvicinati da un gruppo di persone, che identificheranno come di nazionalità romena. Questi li insultano, e dalle parole si passa presto ai fatti. I due inglesi vengono feriti al setto nasale e alla testa. Uno dei due ha avuto una prognosi di otto giorni. Una ricostruzione che però, mentre i militari sono al lavoro ascoltando i testimoni, il sindaco del comune ciociaro Mario Evangelista smentisce: a lui, ha spiegato, risulta che tutto sia successo di fronte a una villetta in estrema periferia, alle 4 del mattino: «Escludo l’omofobia – ha detto – Due romeni che picchiano altri due individui a quell’ora davanti a una villa… non posso escludere che fossero ladri che si sono disturbati a vicenda». Intanto, però, dal mondo politico è stato un coro di condanne per l’accaduto, a partire dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che l’ha definito un episodio «inaccettabile che danneggia l’immagine del nostro Paese». Una sollecitazione ad «accelerare la discussione sulle proposte di legge contro l’omofobia e la transfobia» è arrivata dalla deputata Pd Anna Paola Concia, a cui è arrivato l’appoggio del senatore Ignazio Marino: «Le campagne di sensibilizzazione e prevenzione non sono abbastanza. Carfagna chieda al suo governo un impegno concreto». Per il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione si è trattato invece di «un’azione vile e barbara: bisogna rafforzare gli interventi di prevenzione e repressione». Ma anche dalle autorità locali le reazioni non si sono fatte attendere: la governatrice del Lazio Renata Polverini, che proprio sabato scorso ha partecipato alla serata finale del Gay Village di Roma, ha parlato di un «episodio di omofobia e violenza grave e ingiustificabile» lanciando l’idea di «una campagna informativa contro l’omofobia, anche nelle scuole». Unanime infine lo sdegno della comunità omosessuale, a partire dal leader Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo, che ha chiesto un incontro al sindaco di Pignataro e al presidente della Provincia di Frosinone Antonello Iannarilli: «L’Italia – ha detto – è agli occhi della comunità omosessuale internazionale, un paese arretratissimo e incivile». Lo storico leader del movimento gay Franco Grillini, oggi con l’Idv, ha condannato «la cultura rozza e brutale del maschilismo». «In Italia niente diritti, solo ‘rovescì e bottè» la sintesi di un altro volto simbolo della cultura omosex, Vladimir Luxuria.

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