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Camorra e gioco d’azzardo, arresti e sequestri

Sale bingo e gioco d’azzardo nelle mani del clan camorristico dei Casalesi anche grazie ad un asse con la mafia e la ‘ndrangheta: è anche questo uno degli aspetti al centro della cosiddetta “Operazione rischiatutto” che oggi ha portato all’arresto di 55 persone (57 le ordinanze di custodia cautelare) e al sequestro di beni per un valore di 450 milioni di euro.

In quello che rappresenta ormai uno degli affari più redditizi della camorra campana – ovvero la gestione della distribuzione degli apparecchi da gioco delle sale bingo, della raccolta delle scommesse su eventi sportivi e non, e del gioco d’azzardo online – secondo quanto oggi spiegato da inquirenti e da forze dell’ordine, entrano dunque a pieno titolo anche le altre organizzazioni della criminalità organizzata. Ingentissimi gli investimenti che i clan, in questo settore, hanno fatto in tutta Italia. Due, in particolare, le regioni al centro di questa operazione: Emilia Romagna e il Lazio, in particolare l’area del frusinate. Imprenditori, quelli coinvolti, vicini a clan come la famiglia mafiosa capeggiata da Nitto Santapaola.

Operazioni, quelle sul gioco d’azzardo, finalizzate a riciclare i soldi sporchi della criminalità organizzata. Affari per milioni di euro che erano nelle mani del clan dei casalesi capeggiato da Nicola Schiavone dopo l’arresto di suo padre, il cosiddetto Sandokan. Realizzati, tra l’altro, collegamenti clandestini con siti per la gestione del gioco online i cui server erano fisicamente dislocati nella maggior parte dei casi in Romania.

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