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La prima Via Crucis di Papa Francesco

Pizzalab

Dio non è rimasto in «silenzio» di fronte al male, ha risposto, la sua risposta è la croce, che vuol dire «misericordia, amore e perdono». «Anche i cristiani sono chiamati a rispondere al male con il bene». Questa la riflessione ispirata a papa Francesco, nella sua prima via Crucis al Colosseo, dalle meditazioni composte da giovani libanesi.

Dal Libano il Papa ha tratto l’esempio della testimonianza di convivenza tra musulmani e cristiani, un «segno di speranza», ha detto, visibile anche nel viaggio di Benedetto XVI in Libano, lo scorso settembre, durante il quale è nata l’idea di affidare ai ragazzi libanesi, coordinati dal patriarca maronita Boutros Rai, la stesura delle meditazioni. Papa Francesco ha seguito la sacra rappresentazione – che ricorda la passione di Gesù, dal processo davanti a Pilato fino alla crocifissione e alla morte sul Golgota – da un gazebo posto sul Palatino, come hanno fatto negli ultimi anni i suoi predecessori. Si sono alternati a portare la croce, per la prima e ultima stazione il vicario di Roma, Agostino Vallini, per la seconda e la terza due famiglie, una italiana e una indiana, per la quarta e la quinta un disabile, un barelliere e due suore dell’Unitalsi, per la sesta e la settima due seminaristi cinesi, per l’ottava e la nona due fratelli della Custodia di Terra santa, per la decima e undicesima due suore nigeriane e due libanesi, per la dodicesima e la tredicesima un ragazzo e una ragazza dal Brasile, dove il prossimo luglio si terrà la prima Gmg con papa Francesco.

Il rito ha seguito lo schema classico in 14 stazioni. I testi sono stati letti dall’attrice Lina Sastri e dalla «voce» della Radiovaticana, Orazio Coclite. Dal pomeriggio migliaia di fedeli e turisti si erano affollati nei dintorni del Colosseo e sulle pendici del Palatino, così che all’imbrunire, quando sono state accese le fiaccole, lo scenario era come sempre di grande suggestione. Nelle meditazioni si è evocato il fatto che Gesù, anzichè ottenere giustizia, sia stato condannato da innocente, per compiacere la folla.

«Nel nostro mondo contemporaneo – si è osservato – molti sono i ‘Pilatò che tengono nelle mani le leve del potere e ne fanno uso al servizio dei più forti; molti sono coloro che deboli e vili davanti a queste correnti di potere, impegnano la loro autorità al servizio dell’ingiustizia e calpestano la dignità dell’uomo e il suo diritto alla vita». Le diverse tappe di Gesù verso la morte hanno ispirato riflessioni e preghiere sulla morte e la vita, l’eutanasia, le necessità delle famiglie, le difficoltà delle persone, i fondamentalismi, le persecuzioni dei cristiani, il terrorismo.

«La vita ci è stata data in abbondanza – si è pregato – per non accontentarci più di una vita priva di bellezza e di significato». Il vento ha spirato per tutta la sera, ma non ha scoraggiato la folla, composta di persone da vari paesi del mondo. Le parole del Papa sono state applaudite. Prima di lasciare il Palatino, papa Francesco ha salutato i lettori e alcune altre persone e ecclesiastici ammessi al baciamano.

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