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Tivoli, prof insultò collega. Cassazione: “Niente impunità”

La Cassazione non ci sta a chiudere un occhio sull’aggressione sferrata da un insegnante a una collega di una scuola di Tivoli durante il collegio dei docenti al grido di “necrofila fallica”, con tanto di violenza fisica oltre che verbale. Per questo i Supremi giudici hanno annullato, con rinvio per nuovo esame l’assoluzione del prof Felice M. accogliendo il ricorso della sua collega e vittima Flora A. che ha protestato contro il proscioglimento.

In seguito all’acceso diverbio scoppiato tra i due, Flora, dopo essere stata apostrofata come «prevaricatrice, maleducata, priva di dignità e necrofila fallica» era stata salvata dall’aggressione fisica del collega Felice M. solo grazie «all’interposizione di un altro insegnante. Si era poi dovuta rifugiare nell’ufficio della preside, dove era stata colta» per lo stress emotivo «da un brusco rialzo della pressione che aveva provocato un’emorragia cerebrale con esiti protrattisi per oltre 40 giorni». Intanto Felice M. continuava a tentare di aggredirla e «per frenarne l’impeto era stato necessario l’intervento di più persone, che avevano allontanato di peso l’imputato mentre la preside urlava di chiamare i Carabinieri». Nonostante tutto ciò, il gup di Tivoli aveva tratto la conclusione che le ingiurie non erano offensive e che l’ictus derivato a Flora era un «esito del litigio del tutto imprevedibile, non ascrivibile all’imputato neppure a titolo di colpa». Ma per la Cassazione – sentenza 25611 della V Sezione Penale – ci sono tutti gli estremi per riaprire il procedimento per lesioni volontarie e ingiurie.

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