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Cassazione: pessima abitudine dare le mance ai dipendenti delle Poste

Dare mance ai dipendenti delle Poste è «una riprovevole e annosa abitudine», secondo la Cassazione, che ha sposato la battaglia di una titolare di un ufficio postale in provincia di Rieti sanzionata da Poste Italiane per aver affisso senza il permesso della direzione un cartello nel quale «si invitava la clientela a non elargire mance al personale».

Poste Italiane aveva inflitto alla signora Carla B. la sospensione del servizio e della retribuzione per due giorni, rimproverandole l’affissione del cartello e una giacenza di posta arretrata. Il Tribunale di Roma aveva confermato la sanzione, ma la Corte di Appello ne aveva dichiarato l’illegittimità. Sentenza confermata anche dalla VI Sezione civile della Cassazione che ha ritenuto giusto il comportamento della titolare dell’ufficio del reatino. Scrive infatti la Suprema Corte, nella sentenza numero 13425, che giustamente la Corte d’Appello aveva ritenuto che la signora Carla «nella vicenda ha mostrato serietà e attaccamento all’azienda adoperandosi preliminarmente presso il personale alle sue dipendenze al fine di interrompere una riprovevole ed annosa abitudine, che coinvolgeva il personale stesso». Se è vero che il cartello, scrivono ancora i Supremi giudici, poteva provocare «disagio fra gli utenti, d’altro canto è pur vero che potrebbe aver determinato, dopo incontestate ed esplicite disposizioni impartite dalla titolare ai dipendenti, un senso di serietà o quanto meno di solerte intervento da parte della titolare dell’ufficio postale». Invece di essere quindi redarguita per «mancanza di dovere di diligenza, secondo i giudici il comportamento della signora doveva essere considerato »solo un modo per salvaguardare il buon nome e l’immagine dell’azienda stessa«.

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