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Referendum, a Roma affluenza oltre il 60%

Il Lazio sfiora il 59% d’affluenza al voto (58,91%) mentre Roma sfonda quota 60 di oltre mezzo punto, a fronte di una media nazionale al 57%: il cuore d’Italia ha battuto forte per il referendum, dando un risultato alle urne che il presidente della Provincia Nicola Zingaretti non ha esitato a definire «commovente». E anche il risultato dello scrutinio dei 4 quesiti, quando ormai mancano un pugno di sezioni, supera l’assicella nazionale: 96,14% per il sì al primo (contro circa 95,7% nazionale), 96,73% al secondo (contro 96,2%). Il nucleare ha visto un 95,24% di sì (contro 94,6%), mentre il sì al quesito sul legittimo impedimento, che a livello nazionale viaggia attorno al 95%, a Roma ha toccato quota 95,7%. Sempre nella Capitale la palma di Municipio più attivo va al V (Tiburtino, Pietralata), con percentuali di voto attorno al 64,9%; dato più basso in XX (Cassia, Tor di Quinto), con 53,14%. A livello laziale, invece, è la provincia di Roma a totalizzare l’affluenza maggiore, con il 59,68. Fanalino di coda Latina: la provincia pontina ha visto recarsi alle urne ‘solò il 54,88%. Riguardo agli scrutini invece la regione, attorno alle 20, vedeva il primo quesito a quota 96,3% di sì, il secondo al 96,8%, il nucleare al 95,2% e il legittimo impedimento al 95,5%. «È fin troppo evidente – ha commentato il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha votato solo sul nucleare – che si sono intrecciati problemi politici e tematiche programmatiche di alto profilo. Il centrodestra non può in alcun modo minimizzare questo risultato e deve trarne conseguenze dal punto di vista della propria rotta politica e da quello dei propri contenuti programmatici. Evitiamo strumentalizzazioni – ha aggiunto – ma nessuno può ignorare queste indicazioni dell’elettorato». «Alemanno e la sua maggioranza – ha detto invece il capogruppo de La Destra in Campidoglio Dario Rossin – comprendano che non comprendere i segnali, dalle amministrative ai referendum, potrebbe essere fatale per le prossime elezioni». Reazione di colore diverso per Renata Polverini, e non può stupire: la governatrice del Lazio ha ritirato quattro schede, e oltre al nucleare ha marcato altri due ‘si«. E se da una parte si dice certa che »non ci saranno spallate per il governo, perchè il referendum non va considerato mai un segnale politico«, dall’altra non può nascondere la sua soddisfazione per »uno strumento di democrazia in passato abbandonato dagli elettori e che ora riprende vigore«, specie su temi »importanti e sensibili« come acqua e nucleare. Per il resto, è tutto giubilo del centrosinistra. A partire da Zingaretti: »Si è aperta una nuova fase della democrazia italiana – ha detto – nella quale i cittadini riscoprono la fiducia nella partecipazione. È una potente censura verso l’esecutivo, perchè i quesiti avevano a oggetto leggi fatte da questo governo« la sua lettura del voto. Per il segretario romano del Pd Marco Miccoli »gli sconfitti sono Berlusconi e soprattutto Alemanno, che non ritirando le schede ha ampliato il fossato che lo divide dalla città«. Il commissario del Pd Lazio Vannino Chiti sottolinea che la regione »non si è tirata indietro«, mentre per il coordinatore regionale Francesco D’Ausilio »gli elettori non hanno dimenticato i progetti per realizzare centrali nucleari a Viterbo e Latina«. Il segretario dell’Idv Lazio Vincenzo Maruccio si aspetta ora »ripercussioni per il sindaco di Roma e la Polverini« mentre il capogruppo di Sel in Regione Luigi Nieri sottolinea come serva ora »ripensare l’intero sistema dei servizi pubblici, a partire da Acea e dalla presenza dei privati nella gestione del servizio idrico«.

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