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Roma acquistata da DiBenedetto, finisce l’era Sensi: tutte le tappe

La Roma tinge di stelle e strisce il calcio italiano e per la prima volta gli americani sbarcano in serie A. Due mesi fa c’era stato un tentativo “abortito” in Lega Pro. La Salernitana era stata in un primo tempo acquisita dall’italo-americano Joseph Cala, origini siciliane ma da anni negli Stati Uniti, a capo di un gruppo quotato in Borsa con interessi nel settore alberghiero ed immobiliare. Ma la sua avventura durò poco: dopo soltanto undici giorni il contratto di cessione fu risolto. Dopo la vicenda della Salernitana ecco quella della Roma, con l’arrivo di Thomas DiBenedetto, patron dei Boston Red Sox di baseball, al termine di una lunghissima trattativa con la mediazione di Unicredit per la cessione della quota di maggioranza della società dalla famiglia Sensi. Peraltro prima di DiBenedetto si era parlato già altre volte di possibili acquirenti americani per la Roma. Su tutti ci fu l’offerta del tycoon George Soros, con il quale però le trattative a un certo punto si interruppero bruscamente. Ma per il club giallorosso si parlò più volte anche di possibili acquirenti arabi, tra i quali lo sceicco del Dubai, o russi (in particolare la cordata Nafta Moskva) oppure svizzeri. Non è comunque la prima volta e non ci sono state soltanto la Salernitana e la Roma nei sogni degli investitori stranieri. Qualche anno fa era stato il caso del Vicenza: nel ’97 la società inglese Stellicam si aggiudicò la proprietà per 22 miliardi e 753 milioni di lire a conclusione dell’asta indetta dal giudice fallimentare del Tribunale di Milano. Ancora più da lontano (dalla serie D) sono partiti invece i russi con l’acquisto del Venezia, club nel quale in passato giocarono campioni come Recoba e Mancini e che ebbe anche Zamparini tra i suoi presidenti. Il colpo fu messo a segno da una cordata italo-russa guidata dall’imprenditore russo Yuri Korablin, ex patrone del Khimki di calcio e basket (l’ex squadra di Pozzecco). Ora quindi è scoccata l’ora anche dello Zio d’America. E i tifosi sono ora sono certi che non finirà come alla Salernitana.

LA TRATTATIVA – Dopo una ricerca no-stop durata nove mesi per trovare un compratore, che si somma ai 3 anni di braccio di ferro tra Sensi e UniCredit per ristrutturare il maxi-debito da 325 milioni di euro di Italpetroli, adesso la saga sembra davvero finita con l’As Roma che ha un nuovo proprietario. A stelle e strisce. La firma di oggi a Boston del contratto preliminare di acquisto che sancisce il passaggio del club giallorosso alla cordata Usa di Thomas DiBenedetto ha poi un sapore storico per il calcio e il capitalismo italiano: è la prima volta infatti che un club di serie A ha una proprietà straniera. E per di più con l’ambizione di lanciare un piano industriale che passa attraverso forti investimenti di marketing e nella realizzazione di un proprio stadio. La trattativa è stata lunga e a volte estenuante. E fino a Natale si sapeva ben poco sull’identità degli americani mentre sulla stampa si facevano ancora i nomi più disparati per la conquista di Trigoria: da Naguib Sawiris di Wind al fondo Clessidra, dal re della tachipirina Francesco Angelini al fondo di Abu Dhabi, Aabar. Il tutto dopo anni e anni di illusioni amare per i tifosi romanisti che fantasticavano su ipotesi russe, arabe e americane, fra il finanziere George Soros e l’agente Fifa Vinicio Fioranelli. Ma con l’incarico affidato la scorsa estate all’advisor Rothschild da parte di UniCredit per cercare un acquirente inizia la svolta. Nel giro di sei mesi, da agosto a dicembre, si arriva infatti alla stretta con la presentazione di 5 offerte vincolanti per l’acquisto del club. Tra queste, le due più importanti: quella dell’imprenditore Giampaolo Angelucci e della cordata di Thomas DiBenedetto e compagni (James Pallotta, Richard D’Amore e Michael Rouane). Insomma, l’obiettivo-vendita si avvicina: passano pochi giorni e il tandem Italpetroli-Unicredit decide di concedere un’esclusiva agli americani che nell’arco di due mesi tra conference-call e incontri serrati tra New York, Roma e ora Boston arrivano all’epilogo di questa lunga storia.

ECCO LE TAPPE DELLA VICENDA: – 29 MAGGIO 2009: Italpetroli avvia contatti con Mediobanca per studiare le migliori modalità per gestire l’attuale situazione debitoria nei confronti delle banche creditrici (UniCredit, Mps). – 2 SETTEMBRE: pressing di Unicredit nei confronti di Italpetroli. La società della famiglia Sensi deve rientrare del debito di 325 milioni di euro nei confronti della banca. Vengono preparati i documenti da presentare al giudice per il pignoramento di tutti gli asset. Partono i decreti ingiuntivi in Tribunale. – 23 NOVEMBRE: Il sindaco di Roma propone una mediazione ma si conclude con un nulla di fatto. – 3 GIUGNO 2010: Alla vigilia della prima udienza dell’ arbitrato, il gruppo Italpetroli smentisce le indiscrezioni su un possibile fallimento della holding. – 5 LUGLIO: Il tentativo di conciliazione tra Unicredit e Italpetroli va a vuoto e slitta ancora. – 8 LUGLIO: La famiglia Sensi e UniCredit firmano davanti al collegio arbitrale una lettera d’intenti per azzerare il debito della Italpetroli. L’intesa sancisce la nascita di un nuova società di controllo dell’As Roma, Newco Roma, in cui verrà trasferito il 67% del club e ha come obiettivo la vendita della partecipazione. Fino alla vendita la Newco è partecipata al 51% dai Sensi e al 49% da Unicredit. – 26 LUGLIO: Rosella Sensi e UniCredit firmano l’accordo per azzerare il debito della Italpetroli e la banca dà mandato all’advisor Rothschild per cercare un compratore del club giallorosso. – 31 GENNAIO 2011. Sul tavolo dell’advisor Rothschild arrivano 5 offerte vincolanti per l’acquisto dell’As Roma. Tra queste quelle della cordata Usa di Thomas DiBenedetto, dell’immobiliarista Gianpaolo Angelucci e di alcuni fondi a capitale misto (Medioriente e Usa). – 3 FEBBRAIO. Italpetroli e UniCredit concendono una trattativa esclusiva di 30 giorni alla cordata di DiBenedetto. – 30 MARZO. Thomas DiBenedetto sbarca a Roma e raggiunge un accordo di massima per l’acquisto del club. La firma però è rinviata a Boston al 15 di aprile. – 15 APRILE. La cordata americana di Thomas DiBenedetto firma il contratto preliminare per l’acquisto dell’As Roma. L’intesa prevede il passaggio del pacchetto di controllo del club giallorosso, pari al 67% del capitale, nelle mani della cordata americana (al 60%) e di UniCredit (al 40%).

FINISCE L’ERA SENSI – Dopo 18 anni la Roma passa ufficialmente di mano. E per la storia della società giallorossa non si tratta di voltare semplicemente pagina. Da oggi, infatti, la ‘Magicà sarà gestita per la prima volta da una proprietà straniera: dalla famiglia Sensi, romana e romanista, al consorzio americano di Boston, da Rosella Sensi al capocordata Thomas DiBenedetto. Un passaggio di consegne programmato e gestito in prima persona da Unicredit e che mette la parola fine a 18 anni di gestione Sensi. Per quindici anni al timone c’è stato il padre Franco, scomparso nel 2008, e per due e mezzo la figlia Rosella: i Sensi hanno caratterizzato un’epoca intera della storia giallorossa, tra vittorie esaltanti e sconfitte brucianti, amore e forti contrasti con i tifosi, acquisti clamorosi e ‘rossì di bilancio vertiginosi. Franco Sensi prese infatti il club assieme a Pietro Mezzaroma per salvarlo dal fallimento della gestione di Giuseppe Ciarrapico e, nel novembre del 1993, ne divenne unico proprietario. Un regno durato fino al 18 agosto 2008, quando il presidente morì ad 82 anni. Quindici anni e il punto più alto nel 2001 con la conquista del terzo scudetto della Roma con Totti capitano e Fabio Capello tecnico (preceduto in panchina da Mazzone, Bianchi e Zeman) in una squadra trasformata dai costosi investimenti per l’acquisto di Samuel, Emerson, Batistuta e Nakata. Ma anche tre lustri di aspri dissidi con il Palazzo del calcio, «lo strapotere» delle grandi società del Nord (soprattutto Milan e Juventus), con Luciano Moggi e Adriano Galliani. Con Massimo Moratti e l’Inter nel ruolo di alleato molto tentennante. Quindici anni costellati dalle denunce di Zeman contro il doping, ma anche dai rolex d’oro regalati agli arbitri in un goffo tentativo di limitare i danni provocati dal sistema Calciopoli, che ancora non era di dominio pubblico. Nel 2000 la quotazione della Roma in Borsa. Un rapporto contrastato anche con i tifosi, passati da striscioni come ‘Sensi senza sensò e ‘Presidente marchijanò (inteso come offesa) all’entusiasmo per l’acquisto di Batistuta dalla Fiorentina, e la conquista del tricolore con Capello in panchina, con successiva memorabile festa di popolo al Circo Massimo. Il 18/mo presidente della storia romanista ha portato anche due Supercoppe italiane (2001 e 2007) e due Coppe Italia (2006-2007 e 2007-2008). Cinque volte la squadra è arrivata seconda (una a tavolino dopo Calciopoli) e in Champions è approdata due volte ai quarti. Nel 2008 il titolo perso all’ultima giornata con l’Inter tra mille polemiche. Nel giorno del funerale in 30 mila lo salutarono in Campidoglio, all’interno dell’aula Giulio Cesare allestita per la camera ardente, un onore tributato solo ad Alberto Sordi e all’ex sindaco Luigi Petroselli. Al padre subentra la figlia Rosella, allora 36/enne, già amministratore delegato della società. Diventerà anche presidente di Italpetroli. Eredita una squadra ancora forte, ma anche un debito pesantissimo con Unicredit. Di fatto il presidente Sensi ha impegnato gran parte delle proprietà di famiglia per continuare a finanziare la Roma. Rosella è la seconda donna alla guida del club; prima di lei la moglie di Dino Viola, Flora, che ne prese le redini per un breve periodo nel ’91, alla morte del marito. Nei due anni e mezzo al timone della ‘Magicà deve fare i conti con le contestazioni dei tifosi, le dimissioni di Luciano Spalletti prima e Claudio Ranieri poi. In compenso, sul campo la squadra sfiora l’ennesimo scudetto lasciandolo però ancora una volta sul filo di lana all’Inter di Josè Mourinho. L’ultimo atto, prima del passaggio di mano, è quello di affidare il rilancio della Roma all’ex Aeroplanino, Vincenzo Montella che non può evitare l’eliminazione dalla Champions e sta lottando per ottenere il quarto posto che schiuderebbe di nuovo l’Europa che conta.

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