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VIDEO Giornalista aggredito da esponente del clan Spada vicino a Casapound. A Ostia Suburra non è una fiction

Una testata in piena faccia, poi bastonate e calci contro il giornalista. «Mi ha picchiato perché facevo domande», dice ora Daniele Piervincenzi, reporter Rai di «Nemo», reduce da un’operazione al setto nasale. Il naso glielo ha rotto, e lo testimonia un video, Roberto Spada, un cognome che a Ostia è potere, paura, affari. Fino ad oggi incensurato ora rischia il fermo per lesioni gravissime.

La sequenza ripresa dall’operatore Edoardo Anselmi, poi bastonato da Spada assieme al reporter, mostra il giornalista che fa domande e l’esponente del clan che insofferente decide di passare all’azione e sferra una testata all’inviato che stava realizzando un servizio sulle elezioni nel Municipio e sull’endorsement del clan al movimento di estrema destra di Casapound, per poi colpirlo più volte. Il giornalista, operato in una clinica privata di Roma, rimedia una prognosi di 30 giorni. «Spada dovrebbe chiedere perdono a Ostia», l’amaro commento del giornalista che riceve solidarietà bipartisan.

«Io comprendo e rispetto il lavoro di tutti – la difesa di Spada in un post su Facebook, successivamente rimosso -. Negli ultimi 10 giorni sono venuti almeno 30 giornalisti a “scoglionare”…,la pazienza ha un limite».

La pagina è stata poi subissata di commenti di condanna, ma anche da messaggi di solidarietà, tra cui quello dell’ex leader del movimento di estrema destra Militia, Maurizio Boccacci. Immediata, invece, la condanna da parte dell’intero mondo politico, dal premier Paolo Gentiloni ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso.

La sindaca Virginia Raggi, che oggi ha sentito al telefono il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha definito «inaccettabile» quanto accaduto. «Un atto molto grave – ha detto Minniti – anche perché è stato colpito un organo di stampa in campagna elettorale». Una pioggia di critiche è anche caduta su Casapound, con il leader, Simone Di Stefano, che si è affrettato a prendere le distanze da quella che ha definito una «violenza deprecabile». Dal centrodestra al M5S, le due forze politiche che il 19 novembre si contenderanno la presidenza del municipio di Ostia commissariato per mafia, non si fa che ricordare l’ormai celebre foto di Spada sottobraccio a Luca Marsella, consigliere municipale in pectore di Casapound.

Sull’aggressione, avvenuta ieri davanti alla scuola di boxe dove insegna Roberto Spada, la procura di Roma ha aperto un fascicolo per il reato di lesioni, affidato alla Direzione distrettuale antimafia. I pm stanno però attendendo di conoscere l’entità del danno riportato da giornalista per ridefinire eventualmente il reato. Spada rischia il fermo nel caso di lesioni gravissime.

Oggi, a 24 ore dalla violenza shock, la porta della palestra di pugilato è ancora aperta. Fischietto in bocca e uno sguardo sulla «vietta» per controllare che non spuntino occhi indiscreti, Spada continua le lezioni ai bambini del quartiere. Anche nel bar Magic, dello stesso Spada, a tenere banco è l’aggressione al giornalista Rai. Ma quando qualcuno prova a chiedere spiegazioni, piomba un silenzio che mette a disagio. Le domande, a Nuova Ostia, non sono gradite. I giornalisti men che meno.

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ESTREMA DESTRA E CLAN, IL CASO DI OSTIA. A Ostia Suburra non è una fiction e la criminalità e i clan allungano i tentacoli della piovra anche in direzione della politica nel bisogno continuo di riposizionarsi per non perdere consenso e moltiplicare gli affari. Di sicuro la famiglia Spada e CasaPound (Cpi) hanno in comune una cosa: il welfare alternativo.

Roberto Spada, aggressore del giornalista della Rai, fino a oggi incensurato ma fratello di un boss, fa lezioni di boxe gratuite ai ragazzi di Nuova Ostia e trova casa a chi l’ha persa, raccontano nella zona. I “fascisti del terzo millennio” di Cpi distribuiscono generi alimentari alle famiglie in difficoltà, ma solo se italiane (almeno 250 in campagna elettorale e prima). Sul litorale romano, il rapporto tra il clan di nomadi italiani legati ai Casamonica e il candidato Luca Marsella é immortalato in un foto in cui Roberto Spada e il 30/enne di Cpi si abbracciano sorridenti.

«Faccio fotografie con centinaia di persone», ha detto Marsella, condannando mafia e illegalità. A pochi giorni dal primo turno delle municipali Roberto Spada – fratello di Carmine detto Romoletto, condannato a 10 anni per estorsione con l’aggravante mafiosa – è stato esplicito su Fb: «Il 5 novembre si avvicina… – scrive – e sento dai cittadini tutti la stessa cantilena: Qua sto periodo se vedono tutti sti politici a raccontarci barzellette… gli unici sempre presenti sono quelli di CasaPound». Un endorsement, un appoggio esplicito in grado di spostare centinaia se non migliaia di voti.

Il 5 novembre CasaPound e alleati vanno oltre il 9%. «Ho sempre ribadito la mia condanna verso ogni mafia, malaffare e criminalità organizzata e specificato che CasaPound non farà favori a nessuno», scrive oggi Marsella. Ma il rapporto tra gli Spada e CasaPound non è nuovo. Nel 2012 l’allora leader di CasaPound a Ostia Ferdinando Colloca, poi condannato in primo grado per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso, fece una società con il genero di Armando Spada, esponente di peso del clan. Con la complicità dell’ex direttore dell’Ufficio Tecnico del Municipio, Aldo Papalini, presero uno stabilimento togliendolo ai proprietari. Per aver scritto su tutto questo e assistito a una sparatoria che coinvolse due Spada, la cronista di Repubblica Federica Angeli è sotto scorta da diversi anni.

Se Roberto Spada ha la fedina pulita, Marsella è stato condannato in primo grado a due mesi (pena sospesa) per minacce di morte a due liceali che manifestavano contro Cpi a Ostia. «La vera vergogna di tutta questa vicenda è infangare un quartiere (Nuova Ostia, feudo degli Spada, ndr) popolato per la stragrande maggioranza da persone per bene – scrive Cpi del Municipio X di Roma -. Non c’è stata questa attenzione e nessuna accusa quando a prendere il 50% era il M5S, o quando il Municipio è stato sciolto per mafia per colpa degli affari del Pd». Roberto Spada non é nuovo agli endorsement. Nel 2015 scrisse su Fb: «Mi piacerebbe candidarmi qui a Ostia. Il M5S é l’unico che ha dimostrato finora di essere un partito pulito». (ansa)

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