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Regione Lazio: approvata la nuova legge sul welfare.

sede-regione-lazioDopo 16 anni di attesa la Regione Lazio ha approvato la legge per il “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio”. Tale norma, una volta in vigore, riformerà l’intera rete dei servizi sociali regionali e recepirà finalmente le indicazioni della legge-quadro nazionale sulle politiche sociali, la 328 del 2000, che a 13 anni di distanza dalla sua adozione non ha ancora avuto una sua declinazione a livello regionale. Il sistema dei servizi sociali del Lazio è attualmente regolato dalla legge 38 del 1996.  La Regione potrà finalmente sostenere tutte quelle persone (una su quattro secondo l’ISTAT) che si prendono cura volontariamente e gratuitamente di una persona cara non autosufficiente.

Obiettivo della riforma è quello di definire un modello di welfare regionale più aperto alla partecipazione dei soggetti pubblici e privati che operano nel sociale. Le politiche sociali della Regione Lazio potranno contare finalmente su un welfare “plurale”.

Fino a oggi i servizi sociali nel Lazio sono stati gestiti soprattutto a livello comunale: dall’ultima indagine Istat sulla spesa sociale emerge che nel 2009 i comuni del Lazio hanno speso in forma non associata complessivamente 767 milioni di euro e in forma associata soltanto 38 milioni.

Con questa riforma la Regione parteciperà, in forma associata, a garantire e a migliorare i servizi offerti alle persone che ne hanno bisogno. Il Comune si dovrà occupare di tutti quei servizi che non hanno rilevanza sanitaria e che prevedono una modesta complessità gestionale (assistenza economica e alloggiativa, aiuto personale, mensa sociale e accoglienza notturna, trasporto sociale, centri ludico-ricreativi e di aggregazione sociale). Tutti gli altri interventi dovranno essere gestiti invece a livello associato. Un tale cambiamento prevede anche un aumento degli uffici dei distretti socio-assistenziali attraverso il distacco del personale degli uffici dei singoli comuni dedicati ai servizi sociali.

Non sarà solo l’organizzazione dei servizi a cambiare ma anche i meccanismi finanziari della spesa sociale. Finora i comuni utilizzavano le risorse dei propri bilanci esclusivamente per i servizi da essi stessi singolarmente erogati ai loro cittadini, mentre i piani sociali di zona distrettuali venivano finanziati quasi interamente dalla Regione per fornire soltanto servizi integrativi all’offerta comunale. Con la nuova legge i comuni dovranno destinare la maggior parte delle loro risorse al finanziamento dei piani di zona distrettuali e la Regione interverrà con fondi integrativi per riequilibrare e garantire servizi uniformi su tutto il territorio.

I benefici della legge sono rivolti alle famiglie e ai minori, alle persone con disabilità o con disagio psichico, agli anziani, agli immigrati e alle minoranze, alle persone vittime di violenza e alle donne incinte o alle madri in situazione di disagio sociale, alle persone sottoposte a provvedimenti penali, alle persone dimesse dagli ex ospedali psichiatrici giudiziari, alle persone senza dimora, alle persone con dipendenze, alle persone svantaggiate con necessità di alloggio o di inserimento lavorativo. Il testo fissa anche le tipologie di prestazioni essenziali da assicurare in modo uniforme a livello di distretto socio-assistenziale, senza differenze tra comuni grandi e piccoli o tra diversi territori della Regione: il servizio di segretariato sociale, il servizio sociale professionale, il servizio di assistenza domiciliare, il servizio di emergenza e pronto intervento assistenziale, le strutture socio-assistenziali residenziali e semiresidenziali, il servizio di assistenza economica, il servizio di mensa sociale e di accoglienza notturna, i centri diurni e i centri anziani.

Uno sforzo enorme, insomma, come enormi erano le aspettative di chi, da sedici anni, attendeva il recepimento di una delle leggi più innovative del nostro Paese. Ora il Lazio ha l’occasione per recuperare il suo ritardo, traducendo il testo approvato in buone pratiche per i territori, con risorse certe e gli occhi piantati sui bisogni dei cittadini e sui loro diritti.

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