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Nessun miracolo per Maricica, morta la donna aggredita nella metro di Roma

Nessun miracolo per Maricica Hahaianu, l’infermiera romena di 32 anni aggredita sette giorni fa per una lite da niente: per chi era primo in fila in un bar della metrò Anagnina della capitale. Sette giorni ricoverata al Policlinico Casilino e stasera i medici hanno staccato la spina. Il pugno con il quale la donna è crollata a terra, esattamente una settimana fa, le è stato fatale. Per Alessio Burtone, il ventenne autore dell’aggressione l’accusa è ora omicidio preterintenzionale.

«Perché lui è a casa e non in carcere», ha continuato a ripetere il marito della donna Adrien, chiuso talmente nel suo dolore da non voler far sapere la sua decisione circa la donazione degli organi della moglie. Di sicuro ha deciso che i funerali si svolgeranno in Romania e non in Italia.

«Vogliamo giustizia, vogliamo che l’aggressore vada in carcere», ha chiesto il fratello Giovanni Petroiou. Ma lui l’aggressore, ora omicida, dalla sua abitazione a Cinecittà, per bocca del suo avvocato, fa sapere: «Sono stato sfortunato, non volevo… mi sembra di vivere un film». Questa sera ha avuto un malore ed il medico gli ha dignosticato «problemi psicofisici da stress emotivo» e gli ha prescritto degli ansiolitici. Intanto ieri la Procura di Roma, ha presentato ricorso al tribunale del riesame per chiedere l’emissione della custodia cautelare in carcere. Dal canto suo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si è recato in visita al policlinico Casilino anche stasera ha chiesto «al procuratore che questo assassino venga portato in carcere e non agli arresti domiciliari».

Il sindaco è tornato a parlare anche del video che riprende gli attimi della colluttazione culminata con il pugno in pieno volto sferrato da Burtone. In merito alle polemiche sul mancato intervento dei passanti Alemanno ha dichiarato che «guardando bene il video si tratta di due o tre persone che possono anche essere cadute in un equivoco perchè vedevano solamente una persona a terra e non avevano visto la colluttazione. Adesso spetta agli inquirenti valutare se c’è stata un’omissione di soccorso. Dopo un minuto comunque le persone si sono raccolte. Poi c’è l’atteggiamento di questo sottufficiale di Marina – ha proseguito Alemanno – che è stato veramente encomiabile. Mi auguro che gli vengano dati tutti i riconoscimenti che merita dopo il suo atteggiamento». Il sottufficiale è Manuel Milanese di Terracina.

Per tutto il giorno i familiari di Maricica sono rimasti fuori al reparto di rianimazione sperando in un miracolo. Adrian, il marito della donna, è rimasto in attesa anche se fin dalle prime ore della mattina, dal consueto bollettino medico, era chiaro che le condizioni della donna erano oramai compromesse. Il marito, accompagnato anche dal suo avvocato, Alessandro Di Giovanni, si è intrattenuto a parlare per alcuni minuti con il sindaco e con l’ambasciatore romeno. «È consapevole che non c’è nessun risentimento di tipo razziale o di intolleranza – ha riferito il sindaco ai cronisti -. C’è solo risentimento verso un pazzo che ha fatto questo gesto».

Intanto gli amici di Burtone, ragazzi del quartiere Cinecittà, si dicono convinti che Alessio «non l’abbia fatto apposta». «Non è un assassino, lui e la sua famiglia sono brave persone», raccontano. Quando nel pomeriggio i carabinieri sono arrivati nella sua abitazione per il consueto controllo tra molti serpeggiava il timore che potessero portarlo via.

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