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Shoah, il miracolo della musica composta nei lager

Pizzalab

 Ci sono serate in cui anche gli applausi hanno il valore di testimonianza. E questa sera, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove si è svolto il concerto «Tutto ciò che mi resta: il miracolo della musica composta nei lager», tanti sono stati gli applausi commossi attraverso i quali il pubblico numeroso ha voluto dimostrare la propria partecipazione. Perchè questo evento, ideato e organizzato da Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia, insieme a Marilena Citelli Francese, Marco Visalberghi (che ha curato anche la regia della serata) e Oscar Pizzo, ha avuto davvero il carattere dell’eccezionalità: grazie al lavoro o, piuttosto, alla missione del Maestro Francesco Lotoro, che negli ultimi trenta anni ha recuperato migliaia di composizioni musicali nate nei lager nazisti e nei campi di prigionia della Seconda Guerra Mondiale, sul palco insieme alle note hanno risuonato anche la speranza e la dignità dell’essere umano.

Alla vigilia del Giorno della Memoria, che quest’anno ricorda il 70esimo anniversario dall’apertura dei cancelli di Auschwitz, la risposta di forza e grande umanità che tanti musicisti diedero di fronte all’oppressione del nemico trova intatto il proprio valore. Una voce non sopita che è forte come un grido e che, oggi più che mai, rappresenta forse la necessità più grande in un mondo e in un’Europa dilaniati dall’intolleranza e dai contrasti religiosi, dalle ingiustizie sociali, dall’incapacità di costruire tra i popoli un dialogo fondato sulle differenze. Anche la platea, in cui tanta gente comune sedeva accanto a grandi personalità – tra cui Pietro Grasso, in funzione di Presidente della Repubblica, che Renzo Gattegna presidente Ucei ha salutato aprendo il concerto, e poi il sindaco di Roma Ignazio Marino, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini e i rappresentanti delle religioni cattolica, protestante e islamica – sembrava comunicare l’urgenza di uno sforzo di unione e collaborazione. Dalla musica classica a quella klezmer, dalla sinfonica al jazz fino al cabaret, tante sono state le esperienze stilistiche che si sono avvicendate a simboleggiare storie di disperazione mista a speranza. Storie a cui hanno reso omaggio personaggi dall’indiscusso valore artistico: primo fra tutti lo stesso Lotoro, che ha suonato il pianoforte, a cui sono seguite le performance della violinista Francesca Dego e della pianista Francesca Leonardi. Accanto a loro, tra spiritualità e tensione emotiva, si sono alternati la cantante yiddish Myriam Fuks, il violinista Roby Lakatos, il virtuoso di cymbalon Marian Serban, la voce tzigana di Marian Balog. Molto attesa la toccante esibizione di Ute Lemper che ha intonato alcuni brani composti a Theresienstadt e ad Auschwitz. E poi il baritono Angelo De Leonardis, il cantante Paolo Candido e il soprano Anna Maria Stella Pansini, il PMCE-Parco della Musica Contemporanea Ensemble, i solisti e il Coro Voci Bianche dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, il Coro Ha-Kol. E mentre l’attore Marco Baliani rievocava le storie di alcuni compositori, guidando come un narratore il pubblico durante la serata, forte è arrivata anche la testimonianza di Andrea Satta, leader del gruppo musicale Tetes de bois, e figlio di un deportato a Auschwitz sopravvissuto grazie alla sua fisarmonica.

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