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Tutti possono fare fumetti, la sentenza di Gud

Tutti possono fare fumetti. È una sentenza. La sentenza di Daniele Bonomo, da tutti conosciuto come Gud. Dunque, Tutti possono fare fumetti. Che è una cosa pensata, detta, inchiostrata. Ma anche il titolo dell’ultimo libro, curato dalla casa editrice pontina Tunuè, del disegnatore romano che giovedì alle 18 sarà presente con tutta la cartoleria personale a La Feltrinelli di Latina.

Nato nella Capitale, di sé dice che ama viaggiare. Ma anche di essere un tipo curioso. E stai a vedere che questa curiosità l’ha tradotta in fumetto? Già. Dice, Gud, che nel 2000 ha consegnato la laurea in Scienze Politiche ma anche il diploma alla Scuola Internazionale di Comics in fumetto umoristico. E in questa scuola, oggi e già da tanti anni, insegna a fare i fumetti. Dice, poi, che è autore di un simpatico ometto nato nell’agosto del 1976; parla di sé quando dice questo.

Con Tunuè ha pubblicato il saggio Will Eisner il fumetto come arte sequenziale (2005), una raccolta di storie brevi Gentes (2007), il romanzo a fumetti Heidi mon Amour (2009) e Gaia Blues, una canzone a fumetti dedicata agli uomini del futuro: i bambini. E nel 2012, con La notte dei giocattoli, ha impacchettato a immagini le parole di Dacia Maraini. Per non farsi mancare niente, lo scorso anno ha collaborato con la redazione online di Masterchef – il programma tivvù dove i fumetti, a dire il vero, sono cibi – realizzando vignette in tempo reale.

Curiosità: Gud è, evidentemente, un nome d’arte. Ma manco tanto a leggere il suo cognome che sembra proprio evocare qualcosa di buono. Per questo quand’era bambino veniva chiamato Goodman. I conti sono presto fatti.

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