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Superattak e detersivi Ace e Dash contraffatti, sequestro

È stata attirata dalla presenza sugli scaffali della colla «superattak» che, sugli astucci, presentava istruzioni d’uso con errori grammaticali (mancanza di accenti e storpiature) l’attenzione dei finanzieri di Lamezia Terme che hanno sequestrato diverse migliaia di prodotti taroccati in diverse zone del Paese.

A seguito di una perizia sui flaconcini, la società che commercializza il prodotto, infatti, ha confermato la contraffazione e il prodotto è stato sequestrato. Gli ulteriori accertamenti, attraverso l’esame della documentazione fiscale e contabile, quindi, hanno portato all’individuazione della ditta di Cariati che era al centro delle attività illecite. I finanzieri, anche attraverso una serie di appostamenti nella cittadina della provincia di Cosenza, hanno sorpreso il titolare e un suo stretto collaboratore mentre movimentavano un ulteriore, ingente quantitativo di colla contraffatta.

Nella perquisizione, poi, sono state trovate anche una piastra per stampe serigrafiche, completa di tre spatole, utilizzate per imprimere abusivamente il marchio «Ace» su 72 scatole di cartone pronte per essere riempite.

Nella circostanza sono state sequestrate diverse migliaia di flaconi del detersivo liquido, assieme a un notevole numero di sacchetti di detersivo in polvere a marchio «Dash», anch’esso contraffatto e pronto per essere immesso sul mercato. È emerso inoltre che un parente del titolare della ditta gestiva una tipografia dove è stata trovata e sequestrata un’altra piastra serigrafica con il logo «Ace detersivo» con relativo codice a barre. Trovate anche numerose fatture e documenti che testimoniavano la vendita di prodotti contraffatti similari a molteplici attività commerciali dislocate su gran parte del territorio nazionale.

A seguito delle indagini la Procura della Repubblica di Castrovillari ha disposto il sequestro dei sequestro dei prodotti illeciti in una serie di esercizi commerciali in tutto nelle province di Cosenza, Roma, Latina, Napoli, Reggio Calabria, Bari, Matera, Crotone, Taranto e Frosinone. Se immessi sul mercato i beni avrebbero prodotto un ricavato di circa 100 mila euro.

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