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Blocco degli stipendi al ministero della Giustizia, ricorso “pontino”

Esiste una «rilevante e non infondata» questione di legittimità costituzionale sul blocco degli stipendi imposto anche ai dipendenti pubblici del ministero della Giustizia. Lo ha rilevato il giudice del Lavoro del Tribunale di Ravenna, Roberto Riverso, sospendendo una causa promossa contro il Ministero dalla federazione Confsal-Unsa, il sindacato più rappresentativo del settore Giustizia, e inviando gli atti alla Corte costituzionale. Due in sostanza le norme della Carta potenzialmente violate secondo il giudice: quella che impone pari dignità tra cittadini e quella che stabilisce che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata a quantità e qualità del lavoro.

Il sindacato, rappresentato dall’avvocato Pasquale Lattari del Foro di Latina, aveva presentato ricorso per conto di diversi dipendenti del palazzo di Giustizia di Ravenna: chiedeva – si legge nell’ordinanza del giudice – «il riconoscimento, previo accertamento dell’illegittimità del blocco stipendiale e contrattuale, del diritto a ottenere l’aumento retributivo fermo dal 2010», oltre a un «indennizzo per il danno subito». Tra le richieste anche quella di potere partecipare «alle procedure contrattuali collettive». Il Ministero si era costituito in giudizio attraverso l’Avvocatura distrettuale dello Stato per sostenere «l’infondatezza nel merito delle domande» e naturalmente anche quella della questione di costituzionalità, oltre ad avanzare alcune eccezioni preliminari.

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