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“I have a dream”, al D’Annunzio un concerto contro le discriminazioni

Il 15 gennaio 2014 alle ore 21.00 presso il Teatro “D’Annunzio” di Latina l’Istituto Comprensivo “A. Volta”, con il patrocinio morale del Comune di Latina, propone il concerto-evento “Dream for King” in cui verrà presentato un CD inedito che contiene le parole, per la prima volta musicate, del famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream”.

Il brano è stato composto dal Maestro Claudio Paradiso e dal compositore e Direttore del coro Equivoci, Marco Onorato. I musicisti coinvolti sono: Marco Onorato sax tenore, Gabriele Manzi pianoforte, Fabrizio Siraco contrabbasso, Marco Malagola batteria, Fortunato Giardina percussioni.

Le voci soliste sono quelle di Sabrina Marotta, Antonella Ruscello e Marco Onorato, la lettura e la drammatizzazione sono di Nazzareno Palmigiani e di Carla Marchionne.

Le illustrazione e la grafica del CD sono a cura di Gaspard Njock. Prima dello spettacolo sarà possibile visitare, sempre presso la scuola “A. Volta”, una mostra pittorica dal titolo: “NEGRITUDE”, dell’artista che ha curato anche la copertina del CD, Gaspard Njock.

È stato scelto il 15 gennaio poiché in questa data ricorre l’anniversario della nascita di Martin Luther King, nato 85 anni fa ad Atlanta.

Di seguito alcuni spunti che hanno portato alla promozione di questo progetto. “A cinquanta anni dalla “marcia per il lavoro e la libertà”, guidata da Martin Luther King verso Washington nel 1963 per affermare i diritti civili e per la pace, molto è stato fatto, ma molto altro è ancora da fare affinché venga estirpata ogni forma di atteggiamento razzista e venga finalmente affermata una cultura di pace. Ancora oggi, purtroppo, serpeggia nella nostra società la paura della diversità, che spesso si trasforma in odio e determina fatti incontrollabili di cui siamo testimoni annichiliti. Ma non possiamo essere indifferenti o sentirci impotenti.

Dobbiamo coltivare la speranza nel futuro, in un mondo più giusto ed equo che rispetti ciascun essere umano nelle sue caratteristiche identitarie. Possiamo agire, ciascuno nel proprio piccolo, per tenere accesa la fiamma di quel discorso e per essere promotori di pace. Un proverbio africano dice che siamo persone semplici che fanno cose semplici in luoghi poco importanti, ma questo produce trasformazioni straordinarie. Lo strumento più utile ci sembra, ancora una volta, l’educazione. La scuola, il territorio, la famiglia, gli enti locali – ciascuno nella sua specificità – possono promuovere modelli di educazione come prevenzione di ogni forma di discriminazione e come realizzazione condivisa di valori democratici, di senso di appartenenza, di senso di responsabilità e di diritti-doveri di cittadinanza. Educare vuol dire creare contesti in cui si sviluppa un pensiero aperto e flessibile, antidogmatico, capace di decentrarsi, libero da stereotipi; contesti in cui si apprende e si comprende il rispetto delle diversità e la pari dignità”.

Comments

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  • mariavittoria

    Qui non si tratta di essere discriminante. Qui si tratta che mentre gli italiani lavorano e pagano le tasse, gli extracomunitari e quei dei paesi dell’est ne traggono vantaggio a spese nostro.

MandarinoAdv Post.