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Villa Fazzone, sentenza e confisca in bilico

Doveva arrivare la sentenza per gli abusi edilizi a villa Fazzone. E invece è arrivato un altro rinvio nonostante i giudici fossero in camera di Consiglio da 5 ore. I reati urbanistici sono ormai prescritti, ma l’accusa ha chiesto comunque la confisca della villa.

Ieri mattina il collegio difensivo ha avanzato un’eccezione sulla costituzionalità dell’attuale legge. Tirata in ballo una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo secondo la quale non è possibile procedere alla confisca se il reato relativo all’abuso risulta prescritto. C’è un ricorso pendente contro questa sentenza e così in attesa della pronuncia, il collegio penale, composto dai giudici Lucia Aielli, Cecilia Cavaceppi e Luigi Giannantonio, ha rinviato la decisione al prossimo 21 gennaio.

Se la sentenza dovesse superare la prova dell’appello, rimanendo in vigore, villa Fazzone non potrà essere confiscata. In caso contrario sarebbe invece possibile. Il pm Giuseppe Miliano aveva chiesto due anni per Giulia Iodice e Stefania Peppe, cugina e moglie del senatore, e per il funzionario comunale Martino Di Marco e un anno e quattro mesi per il direttore del cantiere, il geometra Filippo D’Angelis. La villa, di circa 900 metri quadri, risulta divisa in due unità immobiliari, con un terreno adiacente frazionato e con due accessi autonomi.

IL PRIMO PROCESSO. In un altro procedimento simile sono state già condannate a un anno di reclusione (pena già condonata) Stefania Peppe e Giulia Iodice, rispettivamente moglie e cugina del senatore; mentre per il geometra Filippo D’Angelis arrivò una condanna a 16 mesi. Questo secondo filone si riferisce a un successivo intervento ritenuto illegittimo e non contestato nel precedente processo.

La villa, sulla carta, doveva essere un “fabbricato rurale” ma in realtà è stata gradualmente trasformata in un una grande residenza con camere, cucine, bagni e addirittura piscine. Secondo l’accusa il progetto originario prevedeva la realizzazione di alcune mangiatoie per gli animali. Nell’agosto del 2007, con un decreto d’urgenza, il sostituto procuratore Giuseppe Miliano dispose il sequestro della villa. I sigilli furono apposti dagli uomini del “Nipaf” della Forestale. Claudio Fazzone non è stato implicato nell’inchiesta in quanto la villa non è intestata a suo nome.

 

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