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Edilizia, a Latina persi 2.000 posti di lavoro

«Nella regione Lazio è diminuito del 17% il numero degli operai attivi iscritti al sistema regolare delle Casse edili, passati da 45.554 dei primi sei mesi del 2012 a 37.698 dello stesso periodo di quest’anno. Di conseguenza, ancora nel Lazio è stato rilevato un crollo del numero delle ore lavorate, diminuito del 21% per un valore complessivo di 1 milione e 80.967 ore, e della massa salari, in flessione del 20% per un valore di 10.447.469 euro. Nel Lazio, la recessione economica ha messo in ginocchio i lavoratori del settore decimando, anno dopo anno, il bacino occupazionale di una regione la cui ripresa resta strettamente collegata al recupero dell’edilizia». Così, in una nota, la Fillea Cgil, che domani aderisce allos ciopero nazionale indetto dai sindacati edili per manifestare contro la crisi. La manifestazione, con cui i lavoratori dell’edilizia chiedono al Governo di rinnovare il contratto nazionale «scaduto da un anno», a Roma si svolgerà a piazza Santi Apostoli.

«Tra il 2009, anno di inizio della crisi, e il 2012 – prosegue la nota – nel settore delle costruzioni laziali sono andati in fumo oltre 40mila posti di lavoro. 7.850 quelli persi solamente nel primo semestre del 2013 ai quali si aggiunge una drastica diminuzione delle ore lavorate (- 21%) e della massa salari (- 20%). La Capitale, che rappresenta l’80% del mercato del lavoro laziale ha pagato un conto salatissimo in termini occupazionali e sociali. Nel complesso, la provincia di Roma ha visto diminuire di quasi un terzo l’attività edilizia rispetto ai livelli pre-crisi (- 31%) con una perdita stimata in 30mila posti di lavoro. Ma anche le province del territorio regionale continuano ad affrontare pesanti ricadute occupazionali. 2.600 i posti di lavoro persi in provincia di Viterbo nel settore edile, estrattivo e manifatturiero, numeri di poco inferiori quelli della provincia di Latina dove quasi 2mila gli operai dal 2010 ad oggi sono rimasti senza lavoro. Oltre 500 gli operai coinvolti dalla crisi industriale che nell’ultimo periodo ha colpito tre importanti imprese edili del frusinate, e che si vanno ad aggiungere ai 3mila operai colpiti negli ultimi due anni dalla crisi del settore mentre sono 500 i lavoratori edili senza più lavoro nella provincia di Rieti. La contrazione dell’attività edilizia registrata negli ultimi quattro anni ha prodotto uno scenario drammatico che, con la complicità delle imprese, soprattutto a conduzione familiare, ha determinato una recrudescenza del fenomeno del lavoro nero e sommerso. Quindi dell’insicurezza sui luoghi di lavoro ovvero il prezzo più alto, al di là dell’aspetto economico e sociale, che i lavoratori della nostra regione sono costretti a subire a causa della crisi».

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