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Camorra. 18 arresti tra Latina, Frosinone e Caserta

Sono 18 i provvedimenti restrittivi nei confronti di affiliati al gruppo camorristico «Perfetto», diretta espressione del clan «La Torre», eseguiti dalla Polizia di Stato di Frosinone, con la Squadra Mobile di Caserta e di Latina. Tre di questi arresti sono stati eseguiti nel sud pontino: si tratta di due persone di 34 e 42 anni a Formia e uno di 62 anni a Fondi.

Sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis del Codice penale), nonché usura ed estorsione, nelle province di Caserta, Latina, Milano, Napoli e Terni. Sequestrati 5 società, bar, ristoranti, beni mobili ed immobili degli indagati per un valore di milioni di euro.

Tra le persone arrestate, chiarisce una nota della Polizia, anche una donna residente a Milano, legata sentimentalmente a Renato Vallanzasca, noto esponente della criminalità a partire dagli anni ’70 più volte condannato per gravi reati. La donna, secondo l’ipotesi accusatoria, ha avuto un ruolo di intermediazione in un’operazione di acquisizione di un hotel a Mondragone ed in alcune vicende usuraie.

L’attività di indagine ha inoltre consentito di raccogliere elementi riguardanti il coinvolgimento di Vallanzasca che risulta aver mantenuto rapporti con gruppi criminali. Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 11.30 presso la Questura di Frosinone.

Le indagini, spiega la nota, sono partite nel 2011 dal Commissariato di P.S. di Cassino a seguito di episodi di usura ed estorsione a danno di alcuni imprenditori operanti tra Cassino ed il Basso Lazio. Intimidito dagli atteggiamenti mafiosi dei camorristi, nessun imprenditore ha voluto collaborare con la Polizia, che ha dovuto avviare una riservatissima attività investigativa durata oltre due anni.

Il gruppo camorristico approfittava dello stato di bisogno delle vittime concedendo prestiti, per i quali poi pretendeva oltre alla restituzione del capitale ingenti maggiorazioni di interessi usurari, ottenendoli grazie alla forte intimidazione esercitata ricorrendo a concrete minacce che andavano dalla sottrazione dei beni e cessione dell’attività fino ad arrivare a quelle di morte.

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