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Latina e Lazio zone a rischio frane e alluvioni

Pizzalab

Il 98,4% dei Comuni laziali, ossia 372, hanno almeno un’area in cui è elevata la probabilità che si verifichi un’alluvione o una frana. Le aree in dissesto idraulico o geomorfologico interessano una superficie di oltre 1.309 kmq pari al 7,6% della superficie regionale, così ripartite: 452,5 kmq sono aree considerate alluvionali, mentre quelle franabili occupano 856,6 kmq. Nelle aree a elevato rischio frana o alluvione risiedono e operano più di 350.000 persone.

«Il nostro territorio è costantemente aggredito dal fenomeno dell’abusivismo, dal consumo del suolo ed il continuo asfaltare, dai cambiamenti climatici – spiega Massimo Gargano, presidente Anbi Lazio – Se vaste aree del Lazio non franano, il merito è dei consorzi. Quello che è accaduto al viterbese la dice lunga, era un territorio non affidato ai consorzi di bonfica».

Le cifre che riguardano il rischio idrogeologico nella nostra Regione, sono allarmanti: a Roma, il 5,18% della superficie è considerata area ad alta criticità idrogeologica, a Viterbo e a Rieti il 5,40% della superficie, mentre a Latina la percentuale sale (8,49%) fino ad arrivare a Frosinone, dove l’area ad alto rischio corrisponde al 15,32% della superficie.

«Credo che l’Italia tornerà a crescere e a svilupparsi se inizia a competere con i valori della distintività e dell’identità dei nostri territori e con i valori dell’agroalimentare, del nostro cibo – spiega Massimo Gargano, presidente Anbi Lazio – Tutto questo è possibile, però, se i territori sono sicuri e non hanno il problema della siccità d’estate e delle alluvioni d’inverno. Devono essere territori che hanno l’acqua quando serve e che non fanno contare i morti. In tutto ciò, ora che stanno per essere eliminate le Province, così come sono state abolite le comunità montane nel Lazio, questa esigenza di manutenzione del territorio è ancora più forte, soprattutto per un sistema, come i consorzi di Bonifica, che si è riformato nel settembre 2008 ed è un sistema che non pesa sulle finanze pubbliche perché è un sistema di autogoverno e di fortissima e altissima sussidiarietà».

I consorzi di bonifica, sostiene Gargano – rappresentano, quindi, un sistema estremamente vicino alle esigenze di sicurezza ambientale e alimentare che noi, come Anbi, siamo in grado di garantire con 48 impianti di sollevamento delle acque nel Lazio, 55 impianti irrigui e 13 mila km di canali manutenuti«. L’Associazione inoltre opera »su oltre 1mln 600mila ettari di territorio regionali« e fornisce »l’acqua irrigua al Made in Lazio, ovvero all’agricoltura di casa nostra, per oltre 100mila ettari«. I Consorzi di bonifica del Lazio, per gli eventi provocati dalle alluvioni del novembre 2012, soltanto nelle loro strutture, hanno subito circa 10 milioni di euro di danni, a cui si devono aggiungere quelli subiti dalle imprese agricole a causa delle esondazioni dei corsi d’acqua.

Comments

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  • Sommerso

    Il Sig. Gargano dimentica però alcune cose: gli argini dei canali non vengono più puliti e gli alvei non vengono più dragati, le chiuse sono manovrate dai pescatori rumeni, in base alle loro esigenze di pesca, l’acqua è putrida e inquinata, tanto che spesso le colture irrigate si seccano e poi tutti gli altri innumerevoli disservizi del consorzio.
    Poi mi spiegasse la cosidetta “irrigazione di soccorso”, cioè se ti passa un canale vicino al terreno devi comunque pagare l’utilizzo dell’acqua, anche se il terreno è incolto o è a colture che non richiedono irrigazione oppure l’acqua è inutilizzabile, perchè inquinata, ma desse una motivazione valida e non la cavolata che il perchè è che “teoricamente comunque ne potresti usufruire”.
    Comunque nonostante tutto ciò quando arriva la cartella esattoriale devi pagare subito, altrimenti equitalia “gode”.
    Per finire il Sig. Gargano sarebbe bello spiegasse l’alluvione dell’agro pontino avvenuta nel 1993, senza inventarsi ca…te del tipo evento eccezionale, dicesse le vere cause ed i nomi dei responsabili.
    VERGONATEVI E VERGOGNATI!!!!!
    Dovreste tutti, a cominciare dal Sig. Gargano, prendere la vanga in mano e andare a spalare la melma dai canali, che sarebbe sicuramente molto più utile del riempirvi la bocca di belle parole.

    i canali non vengono più puliti,

  • Sommerso

    Il Sig. Gargano dimentica però alcune cose: gli argini dei canali non vengono più puliti e gli alvei non vengono più dragati, le chiuse sono manovrate dai pescatori rumeni, in base alle loro esigenze di pesca, l’acqua è putrida e inquinata, tanto che spesso le colture irrigate si seccano e poi tutti gli altri innumerevoli disservizi del consorzio.
    Poi mi spiegasse la cosidetta “irrigazione di soccorso”, cioè se ti passa un canale vicino al terreno devi comunque pagare l’utilizzo dell’acqua, anche se il terreno è incolto o è a colture che non richiedono irrigazione oppure l’acqua è inutilizzabile, perchè inquinata, ma desse una motivazione valida e non la cavolata che il perchè è che “teoricamente comunque ne potresti usufruire”.
    Comunque nonostante tutto ciò quando arriva la cartella esattoriale devi pagare subito, altrimenti equitalia “gode”.
    Per finire il Sig. Gargano sarebbe bello spiegasse l’alluvione dell’agro pontino avvenuta nel 1993, senza inventarsi ca…te del tipo evento eccezionale, dicesse le vere cause ed i nomi dei responsabili.
    VERGONATEVI E VERGOGNATI!!!!!
    Dovreste tutti, a cominciare dal Sig. Gargano, prendere la vanga in mano e andare a spalare la melma dai canali, che sarebbe sicuramente molto più utile del riempirvi la bocca di belle parole.

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