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Il pontino Enrico Giaretta pianista “erede” di Califano

Sarà la melodia struggente e malinconica di «Non escludo il ritorno», il brano scritto insieme a Federico Zampaglione dei Tiromancino che Franco Califano presentò a Sanremo nel 2005, a rappresentare in un certo senso il suo testamento musicale. E sì, perchè la frase-ritornello che dà il titolo alla canzone, così come il Califfo desiderava, sarà scritta sulla lapide della sua tomba ad Ardea, paese sul litorale a sud di Roma.

Già Fiorello aveva rivelato che quella era la volontà del cantautore-poeta morto sabato scorso a Roma e a confermare che il suo desiderio è stato esaudito è il pianista Enrico Giaretta, di Latina, da oltre 20 anni uno dei suoi più stretti collaboratori e da molti indicato, insieme al chitarrista Alberto Laurenti, come il suo «erede artistico».

La canzone parla di un amore passato che sembra ritornare. Una vecchia fiamma chiamata al telefono dopo tanto tempo «per dirti – recita il testo – non sono stanco è stato un errore pensarlo, ma ora lo ammetto, anche se sono lontano non escludo il ritorno, non escludo il ritorno». E proprio quelle note, segnate dal ritmo lento del pianoforte, accompagneranno Franco Califano, per sempre. Anche se, come ha rivelato la ‘factotum’ del Califfo, Donatella Diana, ‘Non escludo il ritornò nacque prima come epitaffio e poi come brano. Una frase scritta tra i tanti appunti che gli era rimasta subito dentro. «Sarebbe perfetta per la mia lapide», disse e così decise di scriverci anche una canzone, racconta la donna.

«Voleva essere sepolto ad Ardea, perchè lì c’è il fratello, e lì lo porteremo. Voleva che fosse scritto sulla sua lapide ‘Non escludo il ritornò, e così sarà», assicura Giaretta che all’ANSA racconta anche i lati più nascosti del Maestro e i progetti che ancora aveva in cantiere con lui. «Avevo 20 anni quando ho iniziato a collaborare con Franco – ricorda – e artisticamente lui mi ha formato. Ora avevamo un progetto di canzoni in dialetto romanesco, vecchi successi come ‘Roma Nudà, ‘Ma che c’hò e ‘La Malinconià, accompagnate da un quartetto. Sono in un cassetto. Dobbiamo decidere quali pubblicare perchè si trattava di una prova e lui non avrebbe voluto che fossero pubblicati pezzi non venuti bene. Aveva scritto anche due o tre inediti, uno è ‘Le mie donnè, ma anche qui dobbiamo capire cosa pubblicare e cosa no».

«Quando ho conosciuto Franco Califano – racconta Giaretta – venivo dal conservatorio, abituato alle melodie di Chopin e Beethoven. È stato lui a farmi conoscere Frank Sinatra, Paolo Conte e Astor Piazzolla, i musicisti di cui era appassionato, che lui ascoltava quando stava in macchina, e a cui io poi mi sono ispirato».

Nato a Latina nel 1970, Giaretta ha debuttato come tastierista al fianco di Califano negli anni Novanta: «Io il maestro l’ho amato come un padre. Abbiamo scritto diversi brani, prodotto dischi insieme. Abbiamo anche abitato insieme per nove anni, fino al 2000 in via Sisto Quarto a Roma (in una casa di sua proprietà che poi lui ha venduto) e in seguito in affitto vicino ai Castelli. Una delle cose che a Franco piaceva di più – ricorda – era, tornati dai concerti, a notte fonda, apparecchiare e mangiare come fosse ora di pranzo». L’ultimo ricordo che il musicista ha del ‘maestrò è un concerto: «Dopo esserci esibiti insieme il 18 febbraio al Sistina, dopo tre giorni, l’ultimo concerto di Franco è stato a Gioia del Colle, un paese della Puglia, in un locale piccolo, dove c’erano persone stupende. Tant’è che lui l’ultima cosa che disse dopo la solita cena alle 5 di mattina fu: ‘Torniamo in questo locale per fare due o tre date attaccatè. Da un anno, poi, diceva che voleva andare in Polinesia. Io sapevo che non l’avremmo fatto, ma lui aveva già preso tutti gli opuscoli di viaggio». E poi Giaretta fa trasparire l’umanità di Califano ‘troppo spesso ignorata: mi aveva sempre detto di non sposarmi mai, poi qualche anno fa gli ho detto che mi ero innamorato e lui mi ha consigliato di sposarmi. Io gli ho chiesto il motivo di questo cambio di rotta e lui mi ha detto che forse in passato si era sbagliato. È stato proprio lui a scegliere il nome per mio figlio: Nicolas«.

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