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Recup, la Regione non paga: servizio a rischio chiusura

Nuova tegola sulla sanità del Lazio: da un anno la Regione non paga e così la cooperativa sociale Capodarco, che da 13 anni gestisce il servizio, ha deciso di sospendere  il Recup, il centro unico di prenotazioni di visite specialistiche, Tac, ecografie e altre 5mila prestazioni sanitarie. Sono 700 i lavoratori che da domani, 14 febbraio, potrebbero essere messi in mobilità: tra loro anche 300 disabili.

A lanciare il grido l’allarme, i vertici della Capodarco che ieri hanno scritto una lettera alla presidente dimissionaria della Regione Lazio, Renata Polverini, per annunciare la chiusura del servizio.

“In merito all’annunciata sospensione del servizio – fa sapere in una nota la Regione Lazio – si precisa che la questione sollevata in modo del tutto strumentale sarà risolta nei prossimi giorni, come è ben noto ai dirigenti della cooperativa di Capodarco. Di conseguenza il finanziamento atteso sarà trasferito alla società regionale Lait, titolare del servizio Recup, che a sua volta provvederà ad erogare i fondi a Capodarco per le prestazioni erogate nel 2012».

L’ennesima promessa da marinaio, dicono dalla cooperativa, che è intenzionata a chiudere il Recup. Secondo quanto dichiarato dai vertici della Capodarco, la Regione vanterebbe nei loro confronti una morosità di circa 15 milioni di euro. Se il servizio venisse davvero sospeso, a partire da domani i cittadini del Lazio non potrebbero  più telefonare al numero verde 80.33.33 per prenotare visite e prestazioni sanitarie, ma sarebbero costretti a recarsi di persona, con la ricetta del medico di famiglia, negli ambulatori di Asl, ospedali pubblici e centri convenzionati per prenotare visite specialistiche.

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